IVG rapporto della regione liguria, anno 2011

Pubblichiamo i dati raccolti dalle ASL liguri sulle interruzioni volontarie di gravidanza avvenute nell’anno 2011, abbiamo dovuto attendere a lungo ma finalmente il rapporto è visibile anche nel sito della Regione.

Ci auguriamo che tramite i vostri commenti si possa approfondire lo sguardo sull’andamento del fenomeno, di cui segnaliamo solo alcuni aspetti: 1) c’è un calo relativo all’anno precedente, 2) continua la progressione delle IVG da parte delle donne nate fuori Italia, la cui curva si sta approssimando alla curva discendente delle native italiane, 3) aumentano le IVG delle ragazze più giovani, dato che va incrociato con l’abbassamento dell’età dei primi rapporti e con l’abbassamento della guardia nei confronti delle malattie sessualmente trasmissibili.

C’è bisogno di un intervento nelle scuole, a partire dalle medie dell’obbligo, per parlare di sessualità, affettività, relazioni tra i generi e prevenzione, non sarebbero soldi sprecati!

IVG liguria 2011

IVG ancora in calo in Italia

Ad agosto escono i dati sull’applicazione della legge 194, e visto che sono positivi il governo spera che passino inosservati. La relazione ministeriale è stata depositata in Parlamento con 5 mesi di ritardo: 7 medici su 10 sono obiettori e ci sono ancora tre regioni (Abruzzo, Calabria e Sardegna) dove la RU486 non viene somministrata.

articolo Terra, 6 agosto 2011

Ru 486: i dati dei primi quattro mesi nel Levante ligure

Si iniziano a vedere le conseguenze della campagna terroristica contro l’utilizzo della pillola abortiva Ru 486, come pure gli effetti legati ai vincoli che ne regolamentano l’assunzione. Idati dei primi quattro mesi nel Levante ligure dicono infatti che solo tre donne l’hanno utilizzata per l’Ivg. Pubblichiamo di seguito un articolo del Secolo XIX in cui nonostante si spieghino le cause dello scarso utilizzo della pillola, nel titolo si parla di flop come se le ragioni di chi ne ha sostenuto la validità fossero del tutto infondate.

Il Secolo XIX 12 settembre 2010

Un commento ai fatti di Genova

Su il Paese delle Donne.

Buonasera a tutti, ho letto l’articolo di C. De Gregorio, uno spaccato di una realtà, una delle tante direi, quella che va al di là del pubblico, privato, Genova bene, Genova dei quartieri popolari e quella degli extracomunitari. In questa storia ci si ritrova molto di genovese, chiusura e riservatezza anche in queste faccende……E poi la lunga mano della Curia genovese, sul Galliera e sul Gaslini, dove appunto se vuoi lavorare sei obbligato all’obiezione di coscienza, soprattutto ginecologi e ostetriche, e dove alle allieve infermiere un tempo si insegnava che, un’infermiere, non doveva giudicare e condannare il paziente anche se questo aveva contratto infermità per condotta amorale e tra le infermità per condotta amorale, tra parentesi ti facevano mettere sifilide e aborto, solo successivamente l’AIDS! E io, che in uno di questi ospedali mi sono formata professionalmente, ho ancora quel quaderno. Però poi gli aborti si facevano eccome, fuori dall’ospedale, spesso in anestesia locale, pagandoli con i soldi guadagnati facendo le acrobazie ….. Eppure parliamo della metà degli anni 80 e oltre e la 194 era già attiva eccome e magari alcuni consultori, soprattutto quelli di periferia e l’AIED funzionavano abbastanza bene…… La domanda è invece, perchè a un certo punto le donne preferiscono violare più o meno consapevolmente le legge, pagare profumatamente, magari per una decisione sofferta ma ponderata con un regolare compagno, senza amanti nascosti, senza reality show e altre amenità che gli scoop sensazionalistici dei giornali citano, spostando l’attenzione su questi aspetti e non su altri a mio avviso più importanti e seri? Io non so come funziona nelle altre regioni, ma abortire a Genova è uno stillicidio, un’espiazione di colpa e spesso si è trattate peggio delle vacche da macello, in fila verso la sala operatoria e via! Io stessa, donna impegnata su tematiche inerenti la nascita, i diritti delle donne, infermiera, moglie di medico quindi dell’ambiente, di cultura e classe sociale medio-alta, per salvaguardare la mia dignità e la mia integrità psicologica, credo che avrei fatto la scelta di quelle 8 donne, cercando non di nascondere il misfatto, ma per avere il sacrosanto diritto di soffrire la mia scelta, di piangere senza essere criticata per le lacrime di coccodrillo.

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