Se tutti gli uomini del mondo

In un assolato pomeriggio estivo della ormai tropicale Torino, nella storica Società di Mutuo soccorso d’ambo i sessi Edmondo De Amicis si discute a partire dal mio Letteralmente femminista. Una donna che si occupa di ricollocazione lavorativa, quel retravaillet che un decennio fa sembrava solo roba da donne che tentavano, dopo la gravidanza, di rimettersi in lista per tornare nel mondo dell’occupazione fuori dalle mura domestiche, interviene.
“Certamente esiste il problema del lavoro femminile, della precarietà, e quello della violenza. Ma vorrei dirvi del problema maschile: Continua a leggere

Procreazione assistita? Sì dall’Europa, no dall’Italia

La Corte di Strasburgo aveva detto di si alla fecondazione assistita. Ora, al padre della medesima viene riconosciuto il premio Nobel mentre in Italia con  i divieti ideologici del parlamento sono i giudici, dopo la importante pronuncia di incostituzionalità della Consulta, che  sollevano ulteriori dubbi di costituzionalità su altri aspetti della legge n. 40 del 2004.

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Un documentario che racconta la maternità nell’Italia di oggi

 Un documentario che racconta la maternità nell’Italia di oggi  
e ricerca testimonianze filmate attraverso Facebook
    
Son tutte belle le mamme del mondo (titolo provvisorio) è un documentario collettivo, in via di realizzazione, che vuole indagare e raccontare le donne italiane e straniere di oggi attraverso il loro rapporto e confronto con la maternità. 

Nato da un’idea di Chiara Cremaschi e Lia Furxhi, Son tutte belle le mamme del mondo sarà suddiviso in capitoli, ciascuno dedicato a un macroargomento: Continua a leggere

Un commento ai fatti di Genova

Su il Paese delle Donne.

Buonasera a tutti, ho letto l’articolo di C. De Gregorio, uno spaccato di una realtà, una delle tante direi, quella che va al di là del pubblico, privato, Genova bene, Genova dei quartieri popolari e quella degli extracomunitari. In questa storia ci si ritrova molto di genovese, chiusura e riservatezza anche in queste faccende……E poi la lunga mano della Curia genovese, sul Galliera e sul Gaslini, dove appunto se vuoi lavorare sei obbligato all’obiezione di coscienza, soprattutto ginecologi e ostetriche, e dove alle allieve infermiere un tempo si insegnava che, un’infermiere, non doveva giudicare e condannare il paziente anche se questo aveva contratto infermità per condotta amorale e tra le infermità per condotta amorale, tra parentesi ti facevano mettere sifilide e aborto, solo successivamente l’AIDS! E io, che in uno di questi ospedali mi sono formata professionalmente, ho ancora quel quaderno. Però poi gli aborti si facevano eccome, fuori dall’ospedale, spesso in anestesia locale, pagandoli con i soldi guadagnati facendo le acrobazie ….. Eppure parliamo della metà degli anni 80 e oltre e la 194 era già attiva eccome e magari alcuni consultori, soprattutto quelli di periferia e l’AIED funzionavano abbastanza bene…… La domanda è invece, perchè a un certo punto le donne preferiscono violare più o meno consapevolmente le legge, pagare profumatamente, magari per una decisione sofferta ma ponderata con un regolare compagno, senza amanti nascosti, senza reality show e altre amenità che gli scoop sensazionalistici dei giornali citano, spostando l’attenzione su questi aspetti e non su altri a mio avviso più importanti e seri? Io non so come funziona nelle altre regioni, ma abortire a Genova è uno stillicidio, un’espiazione di colpa e spesso si è trattate peggio delle vacche da macello, in fila verso la sala operatoria e via! Io stessa, donna impegnata su tematiche inerenti la nascita, i diritti delle donne, infermiera, moglie di medico quindi dell’ambiente, di cultura e classe sociale medio-alta, per salvaguardare la mia dignità e la mia integrità psicologica, credo che avrei fatto la scelta di quelle 8 donne, cercando non di nascondere il misfatto, ma per avere il sacrosanto diritto di soffrire la mia scelta, di piangere senza essere criticata per le lacrime di coccodrillo.

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Donne e lavoro

Prendiamo spunto da una lettera inviata ad OLI per parlare un po’ della situazione lavorativa delle donne, o meglio di quella non-lavorativa di chi è in cerca di un posto di lavoro ma è in età fertile.
Perchè difendere la 194 è anche questo. Parlano tanto di sostegno alla maternità e poi la realtà è un’altra cosa. Una donna deve poter decidere di diventare madre senza subire pressioni o ricatti dal mondo del lavoro.

Colloqui: La Grande Madre e l’inquisitore

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