Conferenza regionale sui consultori familiari

L’11 luglio 2008 si è svolta a Genova la “Conferenza regionale sui consultori familiari”, organizzata dall’ Assessorato alla Salute della Regione Liguria. Contrariamente a quanto concordato con l’Assessore Claudio Montaldo, la Rete194 non ha potuto intervenire, ma solo assistere ai lavori.

Riportiamo qui di seguito il resoconto di Laura Guidetti.

“Ho seguito solamente ai lavori pomeridiani del convegno sui consultori, organizzato dalla regione, ed ecco le mie impressioni.

Al mattino Loredana, per conto della rete 194 non ha potuto parlare. Questo mette in discussione l’atmosfera di dialogo e di apertura che sembrava fosse nata nei due incontri con l’Assessore: all’apparenza hanno evitato di dare visibilità alle “ali radicali” (noi e il movimento per la vita). Del resto il convegno è stato soprattutto un’ occasione interna al personale consultoriale, dopo anni di abbandono, per ritrovare motivazione e senso del lavoro svolto, alla ricerca di omogeneità delle procedure e valorizzazione di esperienze e pratiche ormai trentennali, ma sempre tenute in scarsa considerazione tra il mondo della sanità pubblica.

I gruppi di lavoro sono stati preceduti da un intervento, nel quale si è ricordato il clima politico e sociale che ha visto la nascita della legge istitutiva dei consultori: a mio parere poteva essere occasione per recuperare quelle istanze valoriali e politiche che erano alla base di questi servizi sociosanitari, che per l’epoca hanno segnato una grande novità, sia per le metodologie, sia per la partecipazione e l’intreccio con il territorio. Invece il discorso ha seguito un’altra strada, per infine sottolineare il cambiamento socio culturale che in questi trent’anni è avvenuto, senza specificarne troppo le caratteristiche e le conseguenze, quasi che il fine fosse quello di rimarcare la separazione con i principi costitutivi originari, tuttavia nell’incapacità di definire nuovi valori di riferimento. 

Ricordiamo che è da tempo che si cerca una cesura netta con la storia di certi servizi e diritti e una volta creato il vuoto tra originarie idealità e realtà corrente si apriranno le porte per ulteriori cambiamenti, e vista l’aria che tira, saranno probabilmente a detrazione e non ad inclusione, ovvero contro l’universalismo e la gratuità (dapprima anche solo attraverso il fatto che non potranno evadere tutte le richieste dell’utenza).

 

Ho partecipato al gruppo n.1 sulla genitorialità, che poi invece ha trattato solo il tema delle IVG: era come se si desse per scontato un sistema valoriale che in realtà scontato non è, tant’è che sono emerse diverse visioni del mondo, senza che si dichiarassero le differenze ovvero si confrontassero i diversi punti di vista e obiettivi.

Questo ha permesso alla dott.ssa Grondona, che aveva ruolo di coordinatrice della discussione, di citare la presenza delle forze/associazioni cattoliche, come se fossero l’unico soggetto che a ragione in questi anni ha lavorato sulle problematiche al centro delle attività dei consultori, diventando unico e privilegiato riferimento e stimolo per migliorare non tanto la qualità delle prestazioni erogate, quanto le finalità delle stesse.

Non sono mancati interventi interessanti ma Grondona li ha lasciati cadere, preferendo sottolineare aspetti piuttosto burocratici relativi alla certificazione di qualità del servizio, e nulla dicendo sull’equilibrio pericoloso tra percorso in consultorio per l’IVG ed intervento ospedaliero, in una situazione di crescente aumento dell’obiezione di coscienza.

Nelle restituzioni in plenaria dei lavori dei gruppi una cosa saltava all’occhio: non erano le donne al centro, piuttosto gli operatori. Intendo dire che si sentiva con forza l’esigenza delle diverse figure consultoriali di parlare tra loro, di confrontare le pratiche e di mettere queste a tema, come era scopo del convegno far vedere quanto lavoro di qualità da sempre fanno i consultori anche per rispondere alle critiche e polemiche del mondo reazionario cattolico, che vede nei consultori una fabbrica di certificati per l’IVG e nessun ascolto/impegno verso il sostegno alla maternità.

E non c’erano vere e proprie istanze sindacali, ma un bisogno di sentirsi valorizzati come operatori che pur lavorando tanto e in condizioni di carenza di organico, sono gli ultimi del sistema sanitario.”

 

 

 

 

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Una Risposta

  1. Perchè si ignora,da parte delle Istituzioni genovesi l’esistenza del” Consultorio Familiare per migranti”,il primo in Italia,attivo dal 1980 e, potremmo dire anche dal 1973,dal momento che taluni interventi “consultoriali” venivano attuati dal “Poliambulatorio per migranti” (anche esso 1°in Italia) nel quale operavano anche medici di diverse nazionalità e il CIRLEP,anche grazie all’Associazione Raul Follerau?

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