PROVINCIA, DONDERO: “NO AI TAGLI DEL FONDO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA”

La vice presidente della Provincia esprime “profondo sconcerto e preoccupazione” per il taglio, nel decreto fiscale del Governo, dei venti milioni per le donne vittime di violenza e fa appello alle colleghe di Comune e Regione per iniziative congiunte.
Genova, 30 – Sul taglio, nel decreto fiscale del Governo, del fondo nazionale di venti milioni di euro per le donne vittime di violenza interviene la vice presidente della Provincia di Genova e assessora alle Pari Opportunità Marina Dondero, che facendo appello alle colleghe di Comune e Regione per iniziative congiunte, ha espresso “profondo sconcerto e preoccupazione nell’apprendere che il Governo Berlusconi si appresta a tagliare il fondo varato dal precedente Governo per la prevenzione della violenza e il sostegno alle donne che ne sono vittime.” Marina Dondero ricorda che la Provincia “è impegnata da anni nella prevenzione e contrasto di questo fenomeno, con la costituzione della Rete provinciale contro la violenza, la partecipazione al progetto nazionale del numero verde 1522, la stesura a livello provinciale del progetto per il centro antiviolenza e l’apertura di centri di ascolto che la Regione ha recentemente approvato” e sottolinea “la drammatica situazione nel nostro paese rispetto alla violenza contro le donne che esige piuttosto un aumento delle risorse a sostegno dei progetti già avviati come il numero verde 1522 , i Centri antiviolenza e tutte le iniziative che si stanno consolidando e ampliando grazie al lavoro degli enti pubblici e delle associazioni femminili”. La vice presidente della Provincia nella sua presa di posizione si rivolge anche alla Ministra Mara Carfagna: “recentemente ha dichiarato che non esiste strumento migliore della concretezza per dare risposte al problema della violenza che affligge le donne e la società italiana e il taglio del fondo è certamente un esempio concreto. Evidentemente non è per tutti la sicurezza di cui questo Governo ha fatto una priorità, perché non viene riconosciuto come prioritario il diritto delle donne contro ogni forma di violenza, che è bene ricordare, vengono commesse in gran parte in famiglia e nella cerchia dei conoscenti.” Marina Dondero rivolge anche un appello alle colleghe assessore alla Pari Opportunità della Regione Liguria e del Comune di Genova “perché i tre enti, che già operano in sintonia su questo tema, concordino un’iniziativa istituzionale nei confronti della Ministra delle Pari Opportunità, chiedendo il ripristino e l’incremento del fondo antiviolenza e la prosecuzione del lavoro svolto dal precedente Parlamento sul disegno di legge contro la violenza di genere e lo stalking.”

30/05/2008 – 15:23 – Pro.No. 2008 509/105/7 – PROV – SV/sv

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Gravissimo attacco del ministro Mara Carfagna ai centri antiviolenza

SENATO DELLA REPUBBLICA

Giovedì 5 giugno 2008 – 15ª seduta pubblica (pomeridiana)
Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 015 del 05/06/2008

RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 16.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell’articolo 151-bis del Regolamento, sull’emergenza alluvione in Piemonte e sulla violenza sulle donne
(…)
PRESIDENTE. Passa alle interrogazioni riguardanti la violenza sulle donne.
POLI BORTONE (PdL). Non sono condivisibili le critiche rivolte al taglio recentemente disposto dal Ministro dell’economia al Fondo per la lotta alla violenza alle donne, un intervento certamente doloroso ma almeno finalizzato alla soppressione dell’ICI, che allevierà le difficoltà economiche di numerose famiglie italiane. Non appaiono invece ugualmente opportuni i tagli operati dal precedente Governo a danno del Ministero per le pari opportunità per finanziare la Festa del cinema di Roma.
FRANCO Vittoria (PD). Chiede al ministro Carfagna se intende adoperarsi per consentire la reintegrazione del Fondo per la lotta alla violenza alle donne il quale, istituto con la legge finanziaria 2008, ha subito un taglio da uno dei primi provvedimenti approvati dal Governo Berlusconi.
BOLDI (LNP). Certa che il Governo si impegnerà al fine di consentire una maggiore sicurezza e tutela delle donne, chiede al Ministro se intende impegnarsi sul terreno della prevenzione al fine di favorire nel Paese un cambiamento culturale nell’approccio all’universo femminile, che coinvolga i cittadini italiani ed anche gli stranieri che vengono in Italia.
CARLINO (IdV). Il fenomeno della violenza sulle donne è assai grave e delicato e merita uno sforzo comune e coordinato da parte di istituzioni centrali, enti locali, associazioni di volontariato e organizzazioni della società civile. I dati in materia sono allarmanti in quanto testimoniano un’escalation dei reati e una diffusione sempre maggiore della violenza dentro le mura domestiche. Nel ritenere assai grave il taglio operato a danno del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, chiede al Ministro se intende attivarsi per recuperare le risorse necessarie per rilanciare i servizi già attivati e quali provvedimenti concreti il Governo si propone di adottare per contrastare il fenomeno.
CARFAGNA, ministro per le pari opportunità. Il Governo ha piena contezza della gravità del fenomeno della violenza sulle donne e del suo costante aumento nel Paese nel corso degli ultimi anni. In tale ottica, appaiono pretestuose ed eccessive le critiche rivolte al taglio operato nei confronti del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, posto che si è proceduto ad esso nella consapevolezza che i centri di contrasto alla violenza dovranno costituire oggetto di una seria riflessione in quanto solo il 2,8 per cento delle donne si rivolge ad essi. A ciò si aggiunga che presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito un Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità le cui risorse ammontano a 72 milioni di euro: grazie ad esso sarà quindi senz’altro possibile promuovere un ampio spettro di azioni di contrasto alla violenza sulle donne. Prossimamente saranno inoltre presentati presso il Consiglio dei Ministri due schemi di disegno di legge dai titoli: «Misure contro la violenza sessuale» e «Misure contro gli atti persecutori». Di particolare interesse appare il provvedimento relativo al cosiddetto fenomeno dello stalking, il quale, raccogliendo le misure approvate nel corso della precedente legislatura in Commissione giustizia, si pone l’obiettivo di creare un’autonoma figura di reato così da prevenire e contrastare più severamente una condotta sempre più diffusa e blandamente punita dalla legislazione vigente. In risposta infine alla domanda della senatrice Poli Bortone, rileva che da un’analisi accurata del bilancio lasciato in eredità dal precedente Governo emerge che nell’assegnazione dei fondi sono state privilegiate amministrazioni locali politicamente in linea con l’Esecutivo di centrosinistra: le risorse stanziate a favore della Festa del cinema di Roma sono ad esempio ammontate a ben 490.000 euro nel 2008. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
POLI BORTONE (PdL). Nel ringraziare il Ministro per la puntuale relazione svolta, esprime l’auspicio che le risorse disponibili siano utilizzate per promuovere azioni concrete ed efficaci e che i centri antiviolenza siano messi nella condizione di svolgere al meglio i propri compiti, specie nel Meridione dove i finanziamenti appaiono insufficienti.
FRANCO Vittoria (PD). Ribadisce la gravità della sottrazione di risorse a danno del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, dichiarando la disponibilità del proprio Gruppo ad un confronto serio e costruttivo sul provvedimento riguardante il contrasto allo stalking.
BOLDI (LNP). Certa che il Ministro porterà avanti con serietà e determinazione gli impegni assunti, ribadisce l’esigenza di promuovere campagne a favore del rispetto nei confronti delle donne. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
CARLINO (IdV). Stigmatizza la genericità con cui il Ministro ha affrontato il tema delle risorse finanziarie ed ha operato strumentali distinzioni tra nuovo e vecchio Governo, posto che il problema della violenza sulle donne deve essere affrontato con un senso di responsabilità politica e istituzionale trasversale. Nel ricordare che il Gruppo Italia dei Valori ha presentato due disegni di legge in materia di stalking, auspica che già con il prossimo DPEF il Governo assuma impegni concreti per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne.

PRESIDENTE. Esprime soddisfazione per la riattivazione dell’istituto del question time e ringrazia tutti gli intervenuti per il contributo apportato.
Commissioni permanenti, composizione e convocazione

Aborto: Al via a Milano e Roma “Sos Pillola del giorno dopo” nei fine settimana

(Roma) La pillola del giorno dopo, è noto, non è un farmaco abortivo, ma in attesa che venga abolito l’inutile obbligo di ricetta medica, molti medici, non perché obiettori, non la prescrivono perché consapevoli di muoversi nell’illegalità.

Da qui la speciale iniziativa “Sos Pillola del giorno dopo” avviata a Milano e Roma (frutto di un lungo lavoro portato a termine dalle volontarie dell’Associazione Vita di Donna e da un gruppo di medici non obiettori), e presentata lo scorso fine settimana in una conferenza stampa congiunta con l’Associazione Luca Coscioni.

Dunque, un servizio di emergenza attivo nel fine settimana per garantire la prescrizione della pillola del giorno dopo a tutte le donne che hanno difficoltà a trovarla negli ospedali, e che sarà attivo tutte le settimane dalle 18.00 di ogni venerdì fino alle otto di ogni lunedì.

Oltre alla ricetta, le donne riceveranno tutta l’assistenza necessaria per denunciare i medici e le strutture che hanno negato loro “un diritto”.

Valerio Federico, consigliere generale dell’associazione Coscioni, spiega che chiamando il numero 3455011223 per Milano e il 3339856046 per Roma, un medico di turno, reperibile su tutto il territorio dei due capoluoghi, darà un appuntamento alla ragazza per la prescrizione del farmaco, per il quale si chiede – aggiunge Federico – che le guardie mediche e le aziende ospedaliere non vengano meno ai loro compiti, garantendo le prescrizioni a tutte le donne senza perdere tempo prezioso, riducendo così il rischio di ricorso all’aborto”.

“Il richiamo all’obiezione di coscienza per la prescrizione della pillola del giorno dopo è illegittimo, la legislazione italiana prevede l’obiezione solo in relazione all’Ivg e alla fecondazione assistita. La pillola, spiega il ginecologo radicale Silvio Viale, non è abortiva: la contraccezione di emergenza non agisce sull’ovulo fecondato e tanto meno agisce impedendone l’impianto. Essa agisce in fase pre e peri-ovulatoria impedendo la penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo”. Pertanto, la ricetta per la pillola del giorno dopo “è inutile, l’Oms definisce questo farmaco ‘senza restrizioni’. La struttura ospedaliera deve sempre garantire il diritto della donna ad accedere alla contraccezione d’emergenza. Questo non avviene, a titolo di esempio, nella maggioranza dei consultori privati accreditati in Lombardia – denunciano i radicali – che sono di matrice cattolica e che non prescrivono la pillola del giorno dopo oltre a non fare informazione sui metodi di contraccezione disponibili venendo meno ai compiti che la legge del 1975, che ha istituito i consultori, strutture pagate dai contribuenti”.

A Roma, come accennavamo, il servizio d’emergenza sarà garantito da Vita di Donna, associazione che da anni tutela il diritto alla salute delle donne e facilita con questa sua iniziativa il ricorso alla pillola del giorno dopo che mette al riparo la donna da “incidenti e situazioni a rischio”, e soprattutto da un’eventuale interruzione di gravidanza. L’associazione si occuperà inoltre della tutela legale delle donne che decideranno di denunciare i sanitari pubblici che rifiuteranno la prescrizione.

Dal suo sito – http://www.vitadidonna.it/ – l’associazione ricorda che, secondo l’OMS, non vi sono controindicazioni all’utilizzo della pillola del giorno dopo e in particolare: non è necessaria una visita medica; non è necessario un test di gravidanza; non sono necessari esami di laboratorio.

Per il momento l’s.o.s funzionerà solo a Roma e Milano, ma “L’appello è rivolto ai medici d’Italia – ha detto Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell’associazione Coscioni – a unirsi a quei medici che risponderanno, gratuitamente e da militanti, per contrastare il lento costante e sempre più organizzato sabotaggio della legge guidato dai poteri clericali dentro e fuori dal Vaticano”.

(Delt@ Anno VI, N. 138  del 16  giugno 2008)

La rete nazionale femminista e lesbica risponde alla ministra Carfagna

Egregia Ministra Carfagna,

abbiamo letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre.

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto “ammortizzatore sociale” necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di “ammortizzatore sociale” ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al “lavoro” hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia “un luogo di realizzazione”.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità  – secondo quanto da millenni qui in Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno altre religioni –  è il modo migliore per legittimare una mentalità discriminatoria e sessista di per se’ veicolo di violenza.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l’affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così all’ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.

Lei evidentemente non sa che se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto?

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria all’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d’accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di “concretezza” il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.

Ecco invece quanto noi intendiamo per “concretezza:

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dai mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l’operatività.

Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.

Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.

Cordiali saluti

Rete Nazionale Femminista e Lesbica