17 Giugno, 2008

Gravissimo attacco del ministro Mara Carfagna ai centri antiviolenza

SENATO DELLA REPUBBLICA

Giovedì 5 giugno 2008 – 15ª seduta pubblica (pomeridiana)
Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 015 del 05/06/2008

RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 16.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell’articolo 151-bis del Regolamento, sull’emergenza alluvione in Piemonte e sulla violenza sulle donne
(…)
PRESIDENTE. Passa alle interrogazioni riguardanti la violenza sulle donne.
POLI BORTONE (PdL). Non sono condivisibili le critiche rivolte al taglio recentemente disposto dal Ministro dell’economia al Fondo per la lotta alla violenza alle donne, un intervento certamente doloroso ma almeno finalizzato alla soppressione dell’ICI, che allevierà le difficoltà economiche di numerose famiglie italiane. Non appaiono invece ugualmente opportuni i tagli operati dal precedente Governo a danno del Ministero per le pari opportunità per finanziare la Festa del cinema di Roma.
FRANCO Vittoria (PD). Chiede al ministro Carfagna se intende adoperarsi per consentire la reintegrazione del Fondo per la lotta alla violenza alle donne il quale, istituto con la legge finanziaria 2008, ha subito un taglio da uno dei primi provvedimenti approvati dal Governo Berlusconi.
BOLDI (LNP). Certa che il Governo si impegnerà al fine di consentire una maggiore sicurezza e tutela delle donne, chiede al Ministro se intende impegnarsi sul terreno della prevenzione al fine di favorire nel Paese un cambiamento culturale nell’approccio all’universo femminile, che coinvolga i cittadini italiani ed anche gli stranieri che vengono in Italia.
CARLINO (IdV). Il fenomeno della violenza sulle donne è assai grave e delicato e merita uno sforzo comune e coordinato da parte di istituzioni centrali, enti locali, associazioni di volontariato e organizzazioni della società civile. I dati in materia sono allarmanti in quanto testimoniano un’escalation dei reati e una diffusione sempre maggiore della violenza dentro le mura domestiche. Nel ritenere assai grave il taglio operato a danno del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, chiede al Ministro se intende attivarsi per recuperare le risorse necessarie per rilanciare i servizi già attivati e quali provvedimenti concreti il Governo si propone di adottare per contrastare il fenomeno.
CARFAGNA, ministro per le pari opportunità. Il Governo ha piena contezza della gravità del fenomeno della violenza sulle donne e del suo costante aumento nel Paese nel corso degli ultimi anni. In tale ottica, appaiono pretestuose ed eccessive le critiche rivolte al taglio operato nei confronti del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, posto che si è proceduto ad esso nella consapevolezza che i centri di contrasto alla violenza dovranno costituire oggetto di una seria riflessione in quanto solo il 2,8 per cento delle donne si rivolge ad essi. A ciò si aggiunga che presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito un Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità le cui risorse ammontano a 72 milioni di euro: grazie ad esso sarà quindi senz’altro possibile promuovere un ampio spettro di azioni di contrasto alla violenza sulle donne. Prossimamente saranno inoltre presentati presso il Consiglio dei Ministri due schemi di disegno di legge dai titoli: «Misure contro la violenza sessuale» e «Misure contro gli atti persecutori». Di particolare interesse appare il provvedimento relativo al cosiddetto fenomeno dello stalking, il quale, raccogliendo le misure approvate nel corso della precedente legislatura in Commissione giustizia, si pone l’obiettivo di creare un’autonoma figura di reato così da prevenire e contrastare più severamente una condotta sempre più diffusa e blandamente punita dalla legislazione vigente. In risposta infine alla domanda della senatrice Poli Bortone, rileva che da un’analisi accurata del bilancio lasciato in eredità dal precedente Governo emerge che nell’assegnazione dei fondi sono state privilegiate amministrazioni locali politicamente in linea con l’Esecutivo di centrosinistra: le risorse stanziate a favore della Festa del cinema di Roma sono ad esempio ammontate a ben 490.000 euro nel 2008. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
POLI BORTONE (PdL). Nel ringraziare il Ministro per la puntuale relazione svolta, esprime l’auspicio che le risorse disponibili siano utilizzate per promuovere azioni concrete ed efficaci e che i centri antiviolenza siano messi nella condizione di svolgere al meglio i propri compiti, specie nel Meridione dove i finanziamenti appaiono insufficienti.
FRANCO Vittoria (PD). Ribadisce la gravità della sottrazione di risorse a danno del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, dichiarando la disponibilità del proprio Gruppo ad un confronto serio e costruttivo sul provvedimento riguardante il contrasto allo stalking.
BOLDI (LNP). Certa che il Ministro porterà avanti con serietà e determinazione gli impegni assunti, ribadisce l’esigenza di promuovere campagne a favore del rispetto nei confronti delle donne. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
CARLINO (IdV). Stigmatizza la genericità con cui il Ministro ha affrontato il tema delle risorse finanziarie ed ha operato strumentali distinzioni tra nuovo e vecchio Governo, posto che il problema della violenza sulle donne deve essere affrontato con un senso di responsabilità politica e istituzionale trasversale. Nel ricordare che il Gruppo Italia dei Valori ha presentato due disegni di legge in materia di stalking, auspica che già con il prossimo DPEF il Governo assuma impegni concreti per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne.

PRESIDENTE. Esprime soddisfazione per la riattivazione dell’istituto del question time e ringrazia tutti gli intervenuti per il contributo apportato.
Commissioni permanenti, composizione e convocazione

17 Giugno, 2008

Aborto: Al via a Milano e Roma “Sos Pillola del giorno dopo” nei fine settimana

(Roma) La pillola del giorno dopo, è noto, non è un farmaco abortivo, ma in attesa che venga abolito l’inutile obbligo di ricetta medica, molti medici, non perché obiettori, non la prescrivono perché consapevoli di muoversi nell’illegalità.

Da qui la speciale iniziativa “Sos Pillola del giorno dopo” avviata a Milano e Roma (frutto di un lungo lavoro portato a termine dalle volontarie dell’Associazione Vita di Donna e da un gruppo di medici non obiettori), e presentata lo scorso fine settimana in una conferenza stampa congiunta con l’Associazione Luca Coscioni.

Dunque, un servizio di emergenza attivo nel fine settimana per garantire la prescrizione della pillola del giorno dopo a tutte le donne che hanno difficoltà a trovarla negli ospedali, e che sarà attivo tutte le settimane dalle 18.00 di ogni venerdì fino alle otto di ogni lunedì.

Oltre alla ricetta, le donne riceveranno tutta l’assistenza necessaria per denunciare i medici e le strutture che hanno negato loro “un diritto”.

Valerio Federico, consigliere generale dell’associazione Coscioni, spiega che chiamando il numero 3455011223 per Milano e il 3339856046 per Roma, un medico di turno, reperibile su tutto il territorio dei due capoluoghi, darà un appuntamento alla ragazza per la prescrizione del farmaco, per il quale si chiede – aggiunge Federico – che le guardie mediche e le aziende ospedaliere non vengano meno ai loro compiti, garantendo le prescrizioni a tutte le donne senza perdere tempo prezioso, riducendo così il rischio di ricorso all’aborto”.

“Il richiamo all’obiezione di coscienza per la prescrizione della pillola del giorno dopo è illegittimo, la legislazione italiana prevede l’obiezione solo in relazione all’Ivg e alla fecondazione assistita. La pillola, spiega il ginecologo radicale Silvio Viale, non è abortiva: la contraccezione di emergenza non agisce sull’ovulo fecondato e tanto meno agisce impedendone l’impianto. Essa agisce in fase pre e peri-ovulatoria impedendo la penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo”. Pertanto, la ricetta per la pillola del giorno dopo “è inutile, l’Oms definisce questo farmaco ’senza restrizioni’. La struttura ospedaliera deve sempre garantire il diritto della donna ad accedere alla contraccezione d’emergenza. Questo non avviene, a titolo di esempio, nella maggioranza dei consultori privati accreditati in Lombardia – denunciano i radicali – che sono di matrice cattolica e che non prescrivono la pillola del giorno dopo oltre a non fare informazione sui metodi di contraccezione disponibili venendo meno ai compiti che la legge del 1975, che ha istituito i consultori, strutture pagate dai contribuenti”.

A Roma, come accennavamo, il servizio d’emergenza sarà garantito da Vita di Donna, associazione che da anni tutela il diritto alla salute delle donne e facilita con questa sua iniziativa il ricorso alla pillola del giorno dopo che mette al riparo la donna da “incidenti e situazioni a rischio”, e soprattutto da un’eventuale interruzione di gravidanza. L’associazione si occuperà inoltre della tutela legale delle donne che decideranno di denunciare i sanitari pubblici che rifiuteranno la prescrizione.

Dal suo sito – http://www.vitadidonna.it/ – l’associazione ricorda che, secondo l’OMS, non vi sono controindicazioni all’utilizzo della pillola del giorno dopo e in particolare: non è necessaria una visita medica; non è necessario un test di gravidanza; non sono necessari esami di laboratorio.

Per il momento l’s.o.s funzionerà solo a Roma e Milano, ma “L’appello è rivolto ai medici d’Italia – ha detto Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell’associazione Coscioni – a unirsi a quei medici che risponderanno, gratuitamente e da militanti, per contrastare il lento costante e sempre più organizzato sabotaggio della legge guidato dai poteri clericali dentro e fuori dal Vaticano”.

(Delt@ Anno VI, N. 138  del 16  giugno 2008)

6 Giugno, 2008

La rete nazionale femminista e lesbica risponde alla ministra Carfagna

Egregia Ministra Carfagna,

abbiamo letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre.

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto “ammortizzatore sociale” necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di “ammortizzatore sociale” ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al “lavoro” hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia “un luogo di realizzazione”.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità  – secondo quanto da millenni qui in Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno altre religioni -  è il modo migliore per legittimare una mentalità discriminatoria e sessista di per se’ veicolo di violenza.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l’affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così all’ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.

Lei evidentemente non sa che se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto?

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria all’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d’accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di “concretezza” il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.

Ecco invece quanto noi intendiamo per “concretezza:

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dai mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l’operatività.

Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.

Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.

Cordiali saluti

Rete Nazionale Femminista e Lesbica

23 Maggio, 2008

Il Lupo Mercante. Il libro di Clara Sereni.

Da Mentelocale ce ne parla Claudia Priano.

Uno di quegli incontri che lasciano il segno.

L’ho conosciuta in occasione della presentazione de IL LUPO MERCANTE,era il 6 maggio, come dimenticarlo, nell’ambito della manifestazione “Autoritratto di gruppo”, conduceva Daniele Miggino, ed io ero tra le fortunate (insieme a Anna Giacobbe e Alasia Nuti) che presentavano e discutevano con lei il suo libro.
Ho conosciuto Clara Sereni, dunque, grande scrittrice e donna meravigliosa, stavamo parlando e lei, a un tratto, mi ha detto queste parole, “noi all”epoca abbiamo fatto la nostra parte. Adesso tocca a voi”.
Così mi ha detto.
Perché lo sappiamo, i diritti acquisiti e la libertà non sono per sempre, bisogna continuare a combattere per mantenerli.
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16 Maggio, 2008

E l’aborto ritorna sulla scena

Si poteva sperare che, dopo l’insuccesso della lista “aborto, no grazie”, si tornasse sì a parlarne, di aborto, ma con più sobrietà e pudore. Invece – ancor prima delle ultime dichiarazioni del Papa – la scelta di Repubblica di pubblicare in prima pagina (30 aprile) la lettera di una giovane donna incinta che si dichiara costretta all’aborto dalla precarietà delle sue condizioni economiche, ha riportato il dibattito dentro una sorta di reality show.
La data dell’interruzione di gravidanza è già fissata e pende, come un ricatto, sulla coscienza di tutti. Quella madre desidera il figlio, e quindi quel bambino esiste già, compiuto. Chiuso però in una sorta di “braccio della morte” (la definizione è de Il Foglio , 4 maggio). Così ci si interroga.
Si interrogano molto coloro che guadagnano dai 4 mila euro in su. Sono troppo pochi 1300 precari euro al mese per tirare su un bambino? Sarebbero sufficienti, se ci fosse l’amore materno, quello vero, e lo spirito di sacrificio dei bei tempi andati?
Per Fausto Carioti, ad esempio, bastano e avanzano, visto che la coppia in questione, ospitata da una vecchia zia, non deve neppure pagare l’affitto (Libero, 1 maggio). La cifra necessaria sarebbe invece di 2000 euro?
L’autrice della lettera dice di sì e suggerisce -come scrive Sofri (Repubblica, 3 maggio)- “un ovvio programma di governo”.
Nel frattempo ecco pronti i numeri verdi del movimento per la vita, gli indirizzi dei centri di accoglienza e un generoso imprenditore anonimo che si dichiara disposto a versare a Sandra (questo è il nome di fantasia attribuito alla donna) 700 euro al mese fino a che il bambino non andrà alle elementari (Il Giornale, 3 maggio). “La maternità in Italia è diventata un lusso privato, un desiderio che si paga tutto in prima persona, come se un figlio non fosse un bene prezioso per la società”, scrive Eugenia Roccella (Il Giornale, 1 maggio).
Nel caso di Sandra la società dei generosi si è data da fare e il lieto fine è garantito. Sandra ci ha ripensato e rinuncia ad abortire. “Per ragioni morali”, dice a Repubblica (4 maggio) e, come tutti, ne gioiamo.
Ma resta un disagio. Il dilemma può essere solo contabile? “Perché farne uno spettacolo? Non c’è bisogno di un vita perfetta per fare un bambino” scrive un’anonima sul sito forum.alfemminile.com. Il contesto, un ambiente favorevole alla nascita, un po’ di quattrini, aiutano a far sì che la scelta, di essere o non essere madre, sia più libera. Ma non c’è contesto che tenga senza il sì profondo di una donna che accetti di trasformare il suo corpo e il suo destino (altro che fino alle elementari) per far crescere una nuova vita.
Quel sì Sandra lo aveva già espresso.

Franca Fossati

14 Maggio, 2008

Il Papa a Genova difendiamo la laicità

La Rete 194 parteciperà alla iniziativa promossa dalla Rete Laica sabato 17 a sestri ponente ore 16 in piazza Ranco.

Questa scadenza è stata preparata da tempo, individuando nella giornata contro l’omotransfobia un momento per sottolineare l’emergenza laicità nel nostro paese, senza voler cercare la contrapposizione con la presenza del papa a Genova.

La Rete 194 proporrà in anteprima il Gioco dell’oca e altro materiale informativo oltre i nostri adesivi. Il Gioco nasce da un gruppo di donne di Trento: l’OCA è ogni donna che passa la sua vita a girare in tondo, proprio come nel gioco dell’oca, a cui questa iniziativa fa il verso. Un grande telone colorato sul selciato della piazza permetterà di riflettere sugli ostacoli, gli imprevisti e i relativi passi indietro che l’autodeterminazione delle donne incontra ogni giorno, quando ad esempio:
- giriamo per ambulatori in cerca di un medico non obiettore
- giriamo per l’Europa in cerca di un paese dove le tecniche di procreazione assistita siano veramente accessibili
- giriamo per le strade della città
- giriamo nel mondo del lavoro

Sappiamo che in contemporanea ci sarà un corteo in centro e forse molte sceglieranno di essere là: tuttavia in molte abbiamo espresso criticità sull’organizzazione di questo, perché temiamo la strumentalizzazione da parte di chi verrà a cercare visibilità attraverso forme di contrapposizione poco utili per far crescere nella città una cultura laica e non oscurantista, condizione necessaria per poter parlare di diritti delle donne (e non solo). Una contrapposizione che nel suo linguaggio non si discosta di un pelo dalla cultura patriarcale professata da vescovi e cardinali.

A noi il papa non interessa, forse ci indigna di più il comportamento da baciapile genuflessi della nostra amministrazione e dei politici che si fanno portavoce del vaticano. Abbiamo appreso che sono stati stanziati un milione e mezzo di Euro per l’accoglienza di Ratzinger: preferiremmo che questi denari trovassero forme sociali di investimento, per migliorare le condizioni di vivibilità di tutte e tutti nelle nostre città.

Saremo a Sestri per parlare di diritti e affrontare il grave tema delle discriminazioni, utilizzando la “ragione e lo spirito”, cioè consapevolezza ed ironia.

14 Maggio, 2008

Il Papa a Genova – due giorni di mobilitazione per i diritti le libertà e contro l’integralismo vaticano

Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.

Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un’offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.

In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l’esito del referendum sulla legge 40, l’autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco. Un tragico esempio in tal senso è la vicenda di Silvana, vittima, a Napoli, del blitz poliziesco delle scorse settimane.
Allo stesso tempo, pur occupando la chiesa un ruolo di primo piano nel dibattito politico italiano, pare impossibile trattarla come ogni altra organizzazione politica : gli esponenti del clero non possono esser contestati e criticati come qualsiasi altro soggetto politico , come se si ponessero su un piano di legittimità superiore. L’unica reazione legittima pare esser la genuflessa deferenza.
Proprio la nostra città ha assunto un ruolo “simbolico” importante nell’assetto clericale: il suo ex vescovo è attualmente segretario di stato vaticano e l’attuale, Bagnasco, presta il volto a Ruini nel dirigere la conferenza episcopale italiana.

Crediamo che in quei giorni debba avere voce e visibilità anche un’altra Genova: quella laica, atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi – cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un paese che imponga per legge una morale religiosa.
Intendiamo costruire una due giorni di mobilitazione che coinvolga tutte le realtà, le singole ed i singoli che:

-difendono e promuovono i diritti civili e la libertà dei saperi.
-non vogliono piegarsi all’oscurantismo reazionario contro i corpi e le scelte di vita.
-chiedono l’abolizione di tutte quelle forme anticostituzionali di finanziamento pubblico e vantaggio fiscale a favore del clero, privilegi difesi dalla quasi totalità dei partiti da sinistra a destra.
-sono per la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay.
-chiedono un servizio sanitario laico, nel quale l’obiettore di turno non faccia pagare alle donne le sue convinzioni.
-credono in una maternità libera, in una genitorialità consapevole e nella concezione plurale di “famiglie”.
-rivendicano il diritto a vivere la propria sessualità in maniera libera, consapevole ed informata senza esser ingabbiati da leggi ipocrite e moraliste.
-vogliono l’eliminazione del finanziamento della scuola cattolica e dell’ora di religione.
-vogliono poter aver il diritto di criticare e contestare il potere clericale come qualsiasi altra autorità politica.
Un corteo cittadino il 17 maggio, iniziative in università, davanti al Galliera ed altri luoghi significativi, presenze nei quartieri:

COSTRUIAMO A GENOVA DUE GIORNI DI VISIBILITA’ E DI FESTA, UN PRIDE LAICO E DEI DIRITTI, PER UNA SOCIETA’ PLURALE CONTRO L’OSCURANTISMO E PER L’APERTURA DI SPAZI DI LIBERTA’ CONTRO L’AUTORITARISMO CLERICALE.
MANIFESTAZIONE H 15.30
PIAZZA MONTANO – Sampierdarena

Appuntamenti all’Università di via Balbi
h. 11.00 13.00 Tavola rotonda: Relativismo culturale e laicità dei saperi: prospettive storiche, antropologiche e letterarie
Aderiscono formalmente, riservandosi di confermare la loro presenza in un secondo momento, i seguenti docenti: Gianni Vattimo, Marco Aime, Gilda Della Ragione, Giacomo Casarino, Antonio Gibelli, Piero Conti, Giuliana Franchini, Nicolò Pasero

h. 13.00 14.00 Buffet

h. 14.00 15.00 Presentazione delle esposizioni: Storia dell’UDI attraverso i manifesti mostra a cura dei disegnatori della rivista Kazcof personale di Enrico Macchiavello

h. 15.00 17.00 Aula N proiezione del film Il caso Calvi

Aula M proiezione degli interventi all’edizione 2007 del Festival della Mente di Sarzana: Due non è un numero troppo grande di Marco Aime, La spiritualità laica nello specchio di Michelangelo Pistoletto

h. 17.00 18.00 Reading poetico Per farla finita col giudizio di Dio di Antonin Artaud, a cura di Paolo Vignola, Dottore di ricerca presso il dipartimento di filosofia

h. 18.00 20.00 Assemblea pubblica alla quale interverranno esponenti della società civile ed associazioni operanti nel settore dei diritti e della laicità dello stato

h. 20.00 21.00 Aperitivo

h. 21.00 24.00 Aula M rassegna musicale a sostegno della giornata mondiale control’ omotransfobia (17 maggio)

seguono le firme

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13 Maggio, 2008

Ospedale Galliera: Divieto di Accesso alle Donne

L’ente ospedaliero Galliera, vecchio lascito della duchessa omonima e proprietà della Curia genovese, viene gestito con 108 milioni di euro l’anno provenienti dal Fondo Sanitario Regionale.

IL GALLIERA È UN OSPEDALE PUBBLICO CHE PERO’ NON GARANTISCE

• L’interruzione di gravidanza, diritto sancito a partire dal 18 maggio del 1978 dalla legge 194

• La prescrizione della pillola del giorno dopo, farmaco non abortivo e quindi non soggetto nemmeno all’obiezione di coscienza

• La presenza del centro per l’infertilità
VI SIETE MAI DOMANDATI IL PERCHE?

Il consiglio di amministrazione è presieduto per statuto dall’Arcivescovo protempore di Genova, attualmente Monsignore Angelo Bagnasco. La Chiesa, negando ciò che è previsto dal Servizio Sanitario Nazionale, calpesta la laicità dello Stato e i diritti che le donne hanno conquistato con dure lotte.
È UN ‘INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO!

L’attacco alla legge 194 – drammatico l’episodio del Policlinico di Napoli in cui una donna, subito dopo aver effettuato un aborto terapeutico, è stata brutalmente interrogata dalla polizia – è duplice:

• sul fronte culturale e ideologico, il Vaticano e i politici ad esso subalterni, conducono una battaglia quotidiana a favore di una morale bigotta e reazionaria, fortemente restrittiva dei diritti e delle libertà personali;

• sul fronte pratico si manifesta attraverso riforme peggiorative delle leggi che tutelano il lavoro femminile, la riduzione del sostegno alla maternità (vedi la carenza di posti negli asili nido), il progressivo smantellamento dei Consultori pubblici e la conseguente scarsa informazione per una corretta prevenzione, la promozione dell’obiezione di coscienza tra i medici.

CONTRO L’INGERENZA VATICANA
MERCOLEDI’ 14 MAGGIO, PRESIDIO DI FRONTE AL GALLIERA, h 17
SABATO 17 MAGGIO, CORTEO DA PIAZZA MONTANO, h 15

DIFENDI I TUOI DIRITTI!

13 Aprile, 2008

Se non vi prescrivono la pillola del giorno dopo segnalatelo al Ministero della Salute

A seguito delle notizie riportate dalla stampa sulle difficoltà riscontrate in diverse località italiane per ottenere la prescrizione presso le strutture del Ssn della “pillola del giorno dopo”, il Ministro della Salute Livia Turco invita i cittadini a segnalare tali casi all’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) del Ministero della Salute. Sarà cura del Ministero inviare tali segnalazioni alle Regioni e alle Asl di competenza per facilitare l’adozione di misure che evitino disfunzioni nel servizio. L’URP del Ministero è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 12.00, con risposte telefoniche ai numeri 0659942378 – 0659942758, oppure può essere contattato via mail a qualsiasi ora e giorno della settimana (le segnalazioni verranno esaminate entro le successive 24 ore ed entro le 48 ore durante il fine settimana) entrando nel sito www.ministerosalute.it e cliccando sulla sezione dedicata all’URP e poi su “scrivi all’URP”.

“E’ nostra intenzione – ha spiegato il Ministro Turco – offrire ai cittadini un canale in più per segnalare disfunzioni o mancate risposte di assistenza su un terreno così delicato come quello della contraccezione d’emergenza.
Pensiamo infatti sia dovere delle istituzioni farsi carico di questa domanda di assistenza facendo sì che nessuna donna sia lasciata sola in momenti difficili della propria vita, come può essere quello che la vede preoccupata per una possibile gravidanza non voluta. A tal fine rivolgo ancora una volta un appello alle Regioni e Province Autonome italiane affinché adottino l’atto di indirizzo predisposto dal Ministero della Salute per la piena applicazione della 194.
In quel documento (che purtroppo non si è potuto trasformare in un’intesa Stato Regioni per il veto posto dalla Lombardia e dalla Sicilia, nonostante il parere favorevole di tutte le altre Regioni) si prevede che la prescrizione della contraccezione d’emergenza sia garantita, oltre che nei servizi consultoriali, anche nei pronto soccorso e nelle guardie mediche, prevedendo contestualmente che le Regioni debbano assicurare la presenza di almeno un medico non obiettore in ogni distretto sanitario.
In sostanza – ha concluso il Ministro – con questo atto di indirizzo ci poniamo l’obiettivo di garantire la prestazione di interruzione volontaria di gravidanza ma anche, e direi soprattutto, le azioni finalizzate a prevenire l’aborto. E la pillola del giorno dopo è uno strumento di prevenzione dell’aborto, come lo sono tutti i contraccettivi sui quali lo stesso atto di indirizzo insiste affinché i Consultori attuino appositi programmi di informazione e sensibilizzazione per una procreazione responsabile”.

8 aprile 2008

9 Aprile, 2008

Comunicato della rivista Marea sui fatti di Bologna

La rivista Marea esprime solidarietà alla Rete delle donne di Bologna, e a tutti i collettivi e le realtà femministe e lesbiche che ad essa fanno riferimento, la cui volontà e autorevolezza politica non sono state rispettate, né tenute in considerazione da quelli e quelle che sabato hanno preferito accogliere la provocazione di Giuliano Ferrara, ed hanno quindi organizzato la contestazione. Anche noi avremmo preferito la piazza vuota; anche noi avremmo preferito la costruzione di un percorso di lotta duraturo e condiviso e non un’azione schiacciata sull’evento.

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