12 Marzo, 2009

Genova contro la violenza sulle donne

Il 28 marzo 2009 dalle 17.00 fino a notte nell’atrio di Palazzo Ducale non stop di parole, musica, teatro, aperta alla città

 

Che sta succedendo a questo paese, alla convivenza nelle nostre città, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, tra le persone?

 

Ce lo domandiamo di fronte alla cronaca, quando ti accorgi che la crudeltà è diventata svago, che la violenza è considerata un ingrediente scontato della seconda serata per molti giovani.

 

Quando continua l’epifania seriale delle violenze sessuali, in famiglia come per strada, sia da parte degli uomini dei quali ci si fida così come degli sconosciuti, e poco importa se siano italiani o stranieri, visto che l’affronto subìto dura per sempre); da un sondaggio recente si apprende che le donne italiane hanno paura a camminare per strada da sole.

 

Che succede nelle scuole, dove il bullismo dilaga, e le nuove tecnologie diventano strumenti  di perversa e crudele creatività vessatoria, con i filmati delle ‘fidanzatine’ riprese  nude e ‘condivise’ sui vari motori di ricerca così, per ‘divertirsi’, espressione usata sempre più spesso da chi fa violenza.

 

Che ne è della forza del pensiero critico del femminismo, che ha fatto saltare il tappo alle costrizioni patriarcali fecondando, se pur per una stagione breve, il pubblico sentire e lo spazio politico parlando alle donne e agli uomini della possibilità di arricchirsi nella differenza di genere, perché se un genere soffre vuol dire che la società è ingiusta, iniqua e pericolosa?

 

Come donne, come attiviste per i diritti umani delle donne sentiamo il bisogno di momenti pubblici forti e visibili, per dire questo disagio e rimettere al centro la questione della convivenza pacifica tra i generi: per contrastare la rassegnazione o peggio l’accettazione del fenomeno della violenza maschile come un dato di fatto, e per dire basta con l’uso strumentale delle notizie gridate finalizzato a demonizzare gli stranieri o a introdurre dispositivi di controllo quali il braccialetto o simili.

 

 

Proponiamo per il 28 marzo, dalle 17 fino a notte nell’atrio di Palazzo Ducale un appuntamento non stop di parole, musica, teatro, aperto alla città.

Un momento di lettura, di ascolto, di confronto aperto con il quale rioccupare lo spazio pubblico con l’emozione della presenza dei corpi e delle parole, che vibrano contro l’ignoranza e l’indifferenza.

Nei tempi oscuri la forza delle parole e della rievocazione delle esperienze è un argine potente.

 

Perché siamo quelle (e quelli) che siamo, grazie anche alla forza del pensiero critico femminista, che ci ha fatto arrivare a dirci non più puttane e non più madonne, ma, finalmente, solo donne.

 

INFO E ADESIONI

Archinaute                          archinaute@libero.it

Gruppo Mafalda          mafalda.spda@libero.it

Rivista Marea                  monica.lanfranco@gmail.com

17 Febbraio, 2009

Da Roma è partita la campagna Pillolissima 2009

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Questo piccolo grande errore.
Con Pillolissima 2009 libertà e autodeterminazione!

 
Il 14 febbraio è il giorno degli innamorati: per questo ci siamo chieste se i rapporti amorosi tra giovani e meno giovani siano tutelati effettivamente con l’accesso a misure preventive e anticoncezionali.
Questa notte i più grandi ospedali di Roma sono stati oggetto di un blitz-inchiesta da parte di studentesse (di alcune scuole di Roma e delle due università La Sapienza e Roma 3) e precarie.  L’obiettivo è quello di tracciare una mappa di quegli ospedali in cui illegalmente si esercita l’obiezione di coscienza sulla contraccezione di emergenza. Verso le 22.00 piccoli gruppi di donne sono entrati contemporaneamente nelle sale dei pronto soccorso richiedendo la cosidetta “pillola del giorno dopo”, che deve essere assunta entro le 72 ore dal rapporto sessuale ma la cui efficacia diminuisce col passare delle ore.
I dati raccolti la scorsa notte sono i seguenti.
Il policlinico Gemelli e l’ospedale S.Pietro Fate Bene Fratelli non prescrivono la pillola. Di fronte alle insistenze delle studentesse, il personale risponde che questi sono ospedali cattolici (come se si fossero dimenticati di essere convenzionati con lo stato italiano), giustificando, in questo modo, l’omissione di soccorso.
L’ospedale CTO rifiuta la prescrizione della pillola e al momento di rilasciare la dichiarazione del rifiuto, la dottoressa chiede di pagare il ticket di 25 euro, indirizzando poi la richiedente ad un altro ospedale per avere la prescrizione della pillola, dopo aver pagato un altro ticket.
I pronto soccorsi degli ospedali Policlinico Umberto I, San Filippo Neri, San Camillo Forlanini, S.Eugenio, Pertini e S.Giovanni prescrivono la pillola solo dietro pagamento del ticket di 25 euro. In particolare l’ospedale S.Eugenio viene indicato da più ospedali come il luogo in cui viene prescritta la pillola “senza problemi”. Nel pronto soccorso del S.Giovanni viene negata in un primo momento, a seguito di insistenze da parte delle studentesse, viene prescritta.
Negli ospedali S.Andrea, Policlinico Casilino, Policlinico Tor Vergata si segnala la presenza di obiettori ma, allo stesso tempo, la possibilità di ottenere la prescrizione della pillola, anche se con tempi di attesa non prevedibili e sempre dietro il pagamento del ticket.
Denunciamo l’omissione di soccorso e l’interruzione di un pubblico servizio degli ospedali, laddove è illegale che i medici ricorrano all’obiezione di coscienza. La contraccezione di emergenza infatti ha un effetto prefertilizzante e non abortivo,  non prevede restrizioni d’uso (è un farmaco che rientra nella “classe 1″ dell’ OMS) e deve essere prescritta senza diagnosi.
Ribadiamo inoltre che la salute deve essere un sevizio pubblico e gratuito per tutti e tutte, migranti  e cittadini/e italiani/e: per questo riteniamo inaccettabile il costo del ticket (solo per farsi prescrivere una pillola) pari a 25 euro che devono essere sommate al costo del farmaco (circa 13 euro). La nostra azione è volta a rimettere al centro del dibattito pubblico la libertà delle donne nella gestione del proprio corpo, troppo spesso utilizzato strumentalmente per dare avvio a provvedimenti dettati dalla morale cattolica e che limitano la possibilità di scegliere una sessualità e una maternità consapevole.
Per questo noi obiettiamo gli obiettori.
Tutte le donne devono avere accesso ad un’informazione laica e libera su sessualità e prevenzione, che agendo prima dell’emergenza educhi a una sessualità consapevole; a un sistema di welfare universale che consenta prestazioni sanitarie gratuite e servizi che ne sostengano l’autodeterminazione, a partire da consultori, asili pubblici e centri antiviolenza.
La libertà e i diritti delle donne non saranno il prezzo da pagare in questa crisi. Né ora né mai.
Studentesse e precarie
Pillolissima 2009 Blog
pillolissima2009@gmail.com

19 Gennaio, 2009

Un grande successo di partecipazione per la giornata promossa dalla Rete 194 di Genova: tutte le richieste e le proposte all’assessore Montaldo

La Sala di Rappresentanza di Palazzo Tursi piena dalle 15,30 fino alle 18,30, un pubblico attento che ha parteciparo con numerosi interventi, un pomeriggio dedicato alla discussione su temi importanti che riguardano la vita, la salute e la sessualità delle donne e degli uomini: un successo meritato, dopo mesi di lavoro, per la Rete 194, che venerdì 16 gennaio 2009 ha indetto il convegno “LE DONNE FANNO IL PUNTO – pillola del giorno dopo, aborto, RU 486, parto indolore, fecondazione assistita, educazione sessuale: cosa chiediamo ai consultori ed agli ospedali di Genova”.

Alla presenza di Carlo Flamigni, ordinario di Ginecologia Università di Bologna,che ha ricordato come all’origine i consultori in Italia fossero stati fortemente voluti dai movimenti delle donne come luoghi di cultura e non di pura medicina, di Patrizia Guelfi, psicologa e rappresentante della Rete 194, che ha fornito una panoramica storica delle conquiste mai del tutto acquisite sui temi della salute riproduttiva, di Salvatore Garzarelli, primario dell’ospedale S.Anna di Savona, che ha fornito alcuni dati drammatici sulle morti delle donne per il parto nel mondo e di Graciela del Pino, del Coordinamento Ligure donne latino-americane, che ha richiesto con forza una pronta introduzione sin dalle medie inferiori dell’educazione sessuale e affettiva le donne della Rete 194 hanno avanzato le loro proposte all’ Assessore alla Sanità della Regione Liguria Claudio Montaldo.

Eccole di seguito per temi:

Pillola del giorno dopo: chiediamo alla Regione che si impegni a far sì che in ogni Pronto Soccorso , 24 ore su 24 e indipendentemente dalla presenza o meno di obiettori di coscienza, sia garantita la prescrizione ( e l’erogazione) della pillola del giorno dopo e si prevedano provvedimenti nei confronti della struttura sanitaria se ciò non avviene. La pillola al momento si può avere solo dietro presentazione di ricetta medica: chiediamo alla Regione di attivarsi nei confronti del Ministero della Salute affinchè possa essere distribuita senza ricetta medica.

Aborto: chiediamo alla Regione di monitorare periodicamente la situazione della presenza di medici ginecologi obiettori di coscienza nelle strutture ospedaliere affinchè si possa garantire la piena applicazione della legge 194 sia per quanto riguarda la richieste di IVG da parte della donna, sia per quanto riguarda i medici non obiettori che spesso sono, per questa scelta, penalizzati nella propria carriera ed eccessivamente caricati di questi interventi. Si ritiene pertanto utile che venga pienamente attuata la proposta già avanzata dall’Ass. Montaldo che prevede la mobilità dei medici dove necessario. Chiediamo quindi che vengano periodicamente resi noti i tempi di attesa per gli interventi IVG e quali procedure sono previste per risolvere urgentemente i tempi di attesa che impediscano l’intervento di IVG nei tempi consentiti dalla Legge 194.

RU486: poichè l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) tra qualche giorno potrebbe decidere di ammettere in Italia l’uso della pillola abortiva RU486 chiediamo alla Regione di far sì che non appena sia dato il via libera alla distribuzione tutti gli ospedali della Regione ne abbiano l’immediata disponibilità.

Parto indolore: chiediamo che in tutte le strutture ospedaliere venga garantita alle donne che lo richiedono l’anestesia gratuita per il parto fornendo al tempo stesso adeguata informazione di questa possibilità anche alle gestanti che non ne siano a conoscenza.

Fecondazione assistita: chiediamo che la Regione fornisca pubblicamente i dati relativi ai successi/insuccessi relativi al metodo della fecondazione assistita dopo l’introduzione della Legge 40 e i dati relativi al turismo riproduttivo che ne è derivato.

Educazione alla sessualità: anche in considerazione dell’aumento della IVG e dei parti tra minorenni e in assenza di una norma nazionale chiediamo alla Regione di farsi carico di una Legge che finanzi corsi di educazione alla sessualità nelle scuole della Liguria a cominciare dalle scuole medie inferiori. Chiediamo altresì che vi sia un’attenzione particolare nei confronti degli studenti non italiani presenti ormai in numero significativo nella scuola, si preveda il coinvolgimento di mediatori culturali. Si apprezza il programma di interventi dei consultori previsti nell’80% delle classi seconde delle scuole superiori ma si chiede di anticipare l’intervento al primo anno. Si chiede di prevedere erogatori di profilattici nelle scuole medie. superiori.

Consultori: chiediamo la piena applicazione della Legge 405 e la separazione delle competenze che riguardano le patologie dei minori e delle loro famiglie, per le quali è auspicabile un sempre maggiore impegno, dalle problematiche di crescita, sostegno e sviluppo dell’autodeterminazione delle donne e delle loro scelte consapevoli della maternità. Chiediamo inoltre che la Regione si attivi affinchè vengano colmate le attuali carenze di organico rispetto alle figure professionali previste nei Consultori.

Piano triennale socio sanitario: chiediamo che a fronte dell’analisi contenuta al suo interno riferita al tema della IVG, HIV e delle problematiche riferite in particolare alla comunità latinoamericana veda la programmazione di azioni conseguenti e specifiche su tali temi.

Medici di base: si condividono le indicazioni delle donne medico di base che sottolineando il ruolo strategico che ricoprono nel confronto diretto con i pazienti adolescenti, le donne vittime di violenza ecc chiedono una maggiore formazione e la messa in rete con altre realtà per dare risposte più efficaci. Al termine dell’incontro è stata data una valutazione sostanzialmente positiva rispetto alle politiche regionali in tema di 194 comparate alle realtà circostanti.

In particolare la Rete 194 apprezza che non si sia dato spazio alla presenza del Movimento per la Vita come è avvenuto in altre regioni.

13 Gennaio, 2009

Rete 194

 

Palazzo Tursi, Via Garibaldi 9 Sala di Rappresentanza

venerdì 16 gennaio 2009 ore 15,30

 

LE DONNE FANNO IL

PUNTO

pillola del giorno dopo, aborto, RU 486, parto indolore, fecondazione assistita, educazione sessuale:

cosa chiediamo ai consultori ed agli ospedali di Genova

 

 

Carlo Flamigni

Ordinario di Ginecologia Università di Bologna

 

Patrizia Guelfi

Psicologa, rete 194

 

Salvatore Garzarelli

Ginecologo

 

Graciela del Pino

Coordinamento Ligure donne latino-americane

 

Claudio Montaldo

Assessore alla Sanità Regione Liguria

 

 

Dibattito e conclusioni 

 

 

Coordina il dibattito: Monica Lanfranco

 

 

Sono stati invitati:

Roberta Papi ( Assessore Pari Opportunità Comune di Genova), Bianca Berruti ( Assessore Pari Opportunità Regione Liguria) , Marina Dondero ( Assessore Pari Opportunità Provincia di Genova), Ordine degli Infermieri, Ordine delle Ostetriche, Ordine dei Medici, Ordine dei Farmacisti, Prof. Nicola Ragni ( Direttore Clinica Ostetrica e Ginecologica Università di Genova, Prof. Felice Repetti ( Primario Ginecologia Ospedale Galliera), Prof. Paolo Pinto ( Primario Ginecologia Ospedale Evangelico) , Prof. Gabriele Vallarino ( Primario Ginecologia Villa Scassi), Dott.ssa Angela Grondona (responsabile Consultori Familiari ASL 3), Associazione Medici di Base, Associazione Ginecologi Consultoriali, Dott. Mauro Costa , Dott. Paola Anserini, ecc.

23 Luglio, 2008

Conferenza regionale sui consultori familiari

L’11 luglio 2008 si è svolta a Genova la “Conferenza regionale sui consultori familiari”, organizzata dall’ Assessorato alla Salute della Regione Liguria. Contrariamente a quanto concordato con l’Assessore Claudio Montaldo, la Rete194 non ha potuto intervenire, ma solo assistere ai lavori.

Riportiamo qui di seguito un resoconto.

“Ho seguito solamente ai lavori pomeridiani del convegno sui consultori, organizzato dalla regione, ed ecco le mie impressioni.

Al mattino Loredana, per conto della rete 194 non ha potuto parlare. Questo mette in discussione l’atmosfera di dialogo e di apertura che sembrava fosse nata nei due incontri con l’Assessore: all’apparenza hanno evitato di dare visibilità alle “ali radicali” (noi e il movimento per la vita). Del resto il convegno è stato soprattutto un’ occasione interna al personale consultoriale, dopo anni di abbandono, per ritrovare motivazione e senso del lavoro svolto, alla ricerca di omogeneità delle procedure e valorizzazione di esperienze e pratiche ormai trentennali, ma sempre tenute in scarsa considerazione tra il mondo della sanità pubblica.

I gruppi di lavoro sono stati preceduti da un intervento, nel quale si è ricordato il clima politico e sociale che ha visto la nascita della legge istitutiva dei consultori: a mio parere poteva essere occasione per recuperare quelle istanze valoriali e politiche che erano alla base di questi servizi sociosanitari, che per l’epoca hanno segnato una grande novità, sia per le metodologie, sia per la partecipazione e l’intreccio con il territorio. Invece il discorso ha seguito un’altra strada, per infine sottolineare il cambiamento socio culturale che in questi trent’anni è avvenuto, senza specificarne troppo le caratteristiche e le conseguenze, quasi che il fine fosse quello di rimarcare la separazione con i principi costitutivi originari, tuttavia nell’incapacità di definire nuovi valori di riferimento. 

Ricordiamo che è da tempo che si cerca una cesura netta con la storia di certi servizi e diritti e una volta creato il vuoto tra originarie idealità e realtà corrente si apriranno le porte per ulteriori cambiamenti, e vista l’aria che tira, saranno probabilmente a detrazione e non ad inclusione, ovvero contro l’universalismo e la gratuità (dapprima anche solo attraverso il fatto che non potranno evadere tutte le richieste dell’utenza).
Ho partecipato al gruppo n.1 sulla genitorialità, che poi invece ha trattato solo il tema delle IVG: era come se si desse per scontato un sistema valoriale che in realtà scontato non è, tant’è che sono emerse diverse visioni del mondo, senza che si dichiarassero le differenze ovvero si confrontassero i diversi punti di vista e obiettivi.

Questo ha permesso alla dott.ssa Grondona, che aveva ruolo di coordinatrice della discussione, di citare la presenza delle forze/associazioni cattoliche, come se fossero l’unico soggetto che a ragione in questi anni ha lavorato sulle problematiche al centro delle attività dei consultori, diventando unico e privilegiato riferimento e stimolo per migliorare non tanto la qualità delle prestazioni erogate, quanto le finalità delle stesse.

Non sono mancati interventi interessanti ma Grondona li ha lasciati cadere, preferendo sottolineare aspetti piuttosto burocratici relativi alla certificazione di qualità del servizio, e nulla dicendo sull’equilibrio pericoloso tra percorso in consultorio per l’IVG ed intervento ospedaliero, in una situazione di crescente aumento dell’obiezione di coscienza.

Nelle restituzioni in plenaria dei lavori dei gruppi una cosa saltava all’occhio: non erano le donne al centro, piuttosto gli operatori. Intendo dire che si sentiva con forza l’esigenza delle diverse figure consultoriali di parlare tra loro, di confrontare le pratiche e di mettere queste a tema, come era scopo del convegno far vedere quanto lavoro di qualità da sempre fanno i consultori anche per rispondere alle critiche e polemiche del mondo reazionario cattolico, che vede nei consultori una fabbrica di certificati per l’IVG e nessun ascolto/impegno verso il sostegno alla maternità.

E non c’erano vere e proprie istanze sindacali, ma un bisogno di sentirsi valorizzati come operatori che pur lavorando tanto e in condizioni di carenza di organico, sono gli ultimi del sistema sanitario.

Laura Guidetti”

4 Luglio, 2008

8 luglio 2008 – Genova scende in piazza contro le leggi-canaglia.

Riportiamo l’appello alla mobilitazione promosso da Associazione Libertà e Giustizia e Comitato per lo Stato di Diritto, ricordando che la legge blocca processi sospende anche i processi per stupro, maltrattamenti in famiglia contro donne e minori, e per prostituzione minorile.
“Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.
Come cittadini ed associazioni di Genova, sottolineiamo altresì la gravità del fatto che la legge già approvata al Senato ed in fase di approvazione alla Camera, porti alla sospensione e quindi alla cancellazione dei processi per i fatti della Scuola Diaz e della Caserma di Bolzaneto del Luglio 2001, indispensabili per l’accertamento delle responsabilità di chi in quei giorni violò diritti costituzionali fondamentali. Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Genova, l’8 Luglio in Largo Lanfranco davanti alla Prefettura, alle ore 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.
Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.
I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.” L’iniziativa è promossa da Associazione Libertà e Giustizia, Comitato per lo Stato di Diritto

aderiscono

Associazione Giuristi Democratici
Comitato Verità e Giustizia per Genova

 

17 Giugno, 2008

PROVINCIA, DONDERO: “NO AI TAGLI DEL FONDO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA”

La vice presidente della Provincia esprime “profondo sconcerto e preoccupazione” per il taglio, nel decreto fiscale del Governo, dei venti milioni per le donne vittime di violenza e fa appello alle colleghe di Comune e Regione per iniziative congiunte.
Genova, 30 – Sul taglio, nel decreto fiscale del Governo, del fondo nazionale di venti milioni di euro per le donne vittime di violenza interviene la vice presidente della Provincia di Genova e assessora alle Pari Opportunità Marina Dondero, che facendo appello alle colleghe di Comune e Regione per iniziative congiunte, ha espresso “profondo sconcerto e preoccupazione nell’apprendere che il Governo Berlusconi si appresta a tagliare il fondo varato dal precedente Governo per la prevenzione della violenza e il sostegno alle donne che ne sono vittime.” Marina Dondero ricorda che la Provincia “è impegnata da anni nella prevenzione e contrasto di questo fenomeno, con la costituzione della Rete provinciale contro la violenza, la partecipazione al progetto nazionale del numero verde 1522, la stesura a livello provinciale del progetto per il centro antiviolenza e l’apertura di centri di ascolto che la Regione ha recentemente approvato” e sottolinea “la drammatica situazione nel nostro paese rispetto alla violenza contro le donne che esige piuttosto un aumento delle risorse a sostegno dei progetti già avviati come il numero verde 1522 , i Centri antiviolenza e tutte le iniziative che si stanno consolidando e ampliando grazie al lavoro degli enti pubblici e delle associazioni femminili”. La vice presidente della Provincia nella sua presa di posizione si rivolge anche alla Ministra Mara Carfagna: “recentemente ha dichiarato che non esiste strumento migliore della concretezza per dare risposte al problema della violenza che affligge le donne e la società italiana e il taglio del fondo è certamente un esempio concreto. Evidentemente non è per tutti la sicurezza di cui questo Governo ha fatto una priorità, perché non viene riconosciuto come prioritario il diritto delle donne contro ogni forma di violenza, che è bene ricordare, vengono commesse in gran parte in famiglia e nella cerchia dei conoscenti.” Marina Dondero rivolge anche un appello alle colleghe assessore alla Pari Opportunità della Regione Liguria e del Comune di Genova “perché i tre enti, che già operano in sintonia su questo tema, concordino un’iniziativa istituzionale nei confronti della Ministra delle Pari Opportunità, chiedendo il ripristino e l’incremento del fondo antiviolenza e la prosecuzione del lavoro svolto dal precedente Parlamento sul disegno di legge contro la violenza di genere e lo stalking.”

30/05/2008 – 15:23 – Pro.No. 2008 509/105/7 – PROV – SV/sv

17 Giugno, 2008

Gravissimo attacco del ministro Mara Carfagna ai centri antiviolenza

SENATO DELLA REPUBBLICA

Giovedì 5 giugno 2008 – 15ª seduta pubblica (pomeridiana)
Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 015 del 05/06/2008

RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 16.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell’articolo 151-bis del Regolamento, sull’emergenza alluvione in Piemonte e sulla violenza sulle donne
(…)
PRESIDENTE. Passa alle interrogazioni riguardanti la violenza sulle donne.
POLI BORTONE (PdL). Non sono condivisibili le critiche rivolte al taglio recentemente disposto dal Ministro dell’economia al Fondo per la lotta alla violenza alle donne, un intervento certamente doloroso ma almeno finalizzato alla soppressione dell’ICI, che allevierà le difficoltà economiche di numerose famiglie italiane. Non appaiono invece ugualmente opportuni i tagli operati dal precedente Governo a danno del Ministero per le pari opportunità per finanziare la Festa del cinema di Roma.
FRANCO Vittoria (PD). Chiede al ministro Carfagna se intende adoperarsi per consentire la reintegrazione del Fondo per la lotta alla violenza alle donne il quale, istituto con la legge finanziaria 2008, ha subito un taglio da uno dei primi provvedimenti approvati dal Governo Berlusconi.
BOLDI (LNP). Certa che il Governo si impegnerà al fine di consentire una maggiore sicurezza e tutela delle donne, chiede al Ministro se intende impegnarsi sul terreno della prevenzione al fine di favorire nel Paese un cambiamento culturale nell’approccio all’universo femminile, che coinvolga i cittadini italiani ed anche gli stranieri che vengono in Italia.
CARLINO (IdV). Il fenomeno della violenza sulle donne è assai grave e delicato e merita uno sforzo comune e coordinato da parte di istituzioni centrali, enti locali, associazioni di volontariato e organizzazioni della società civile. I dati in materia sono allarmanti in quanto testimoniano un’escalation dei reati e una diffusione sempre maggiore della violenza dentro le mura domestiche. Nel ritenere assai grave il taglio operato a danno del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, chiede al Ministro se intende attivarsi per recuperare le risorse necessarie per rilanciare i servizi già attivati e quali provvedimenti concreti il Governo si propone di adottare per contrastare il fenomeno.
CARFAGNA, ministro per le pari opportunità. Il Governo ha piena contezza della gravità del fenomeno della violenza sulle donne e del suo costante aumento nel Paese nel corso degli ultimi anni. In tale ottica, appaiono pretestuose ed eccessive le critiche rivolte al taglio operato nei confronti del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, posto che si è proceduto ad esso nella consapevolezza che i centri di contrasto alla violenza dovranno costituire oggetto di una seria riflessione in quanto solo il 2,8 per cento delle donne si rivolge ad essi. A ciò si aggiunga che presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito un Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità le cui risorse ammontano a 72 milioni di euro: grazie ad esso sarà quindi senz’altro possibile promuovere un ampio spettro di azioni di contrasto alla violenza sulle donne. Prossimamente saranno inoltre presentati presso il Consiglio dei Ministri due schemi di disegno di legge dai titoli: «Misure contro la violenza sessuale» e «Misure contro gli atti persecutori». Di particolare interesse appare il provvedimento relativo al cosiddetto fenomeno dello stalking, il quale, raccogliendo le misure approvate nel corso della precedente legislatura in Commissione giustizia, si pone l’obiettivo di creare un’autonoma figura di reato così da prevenire e contrastare più severamente una condotta sempre più diffusa e blandamente punita dalla legislazione vigente. In risposta infine alla domanda della senatrice Poli Bortone, rileva che da un’analisi accurata del bilancio lasciato in eredità dal precedente Governo emerge che nell’assegnazione dei fondi sono state privilegiate amministrazioni locali politicamente in linea con l’Esecutivo di centrosinistra: le risorse stanziate a favore della Festa del cinema di Roma sono ad esempio ammontate a ben 490.000 euro nel 2008. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
POLI BORTONE (PdL). Nel ringraziare il Ministro per la puntuale relazione svolta, esprime l’auspicio che le risorse disponibili siano utilizzate per promuovere azioni concrete ed efficaci e che i centri antiviolenza siano messi nella condizione di svolgere al meglio i propri compiti, specie nel Meridione dove i finanziamenti appaiono insufficienti.
FRANCO Vittoria (PD). Ribadisce la gravità della sottrazione di risorse a danno del Fondo per la lotta alla violenza alle donne, dichiarando la disponibilità del proprio Gruppo ad un confronto serio e costruttivo sul provvedimento riguardante il contrasto allo stalking.
BOLDI (LNP). Certa che il Ministro porterà avanti con serietà e determinazione gli impegni assunti, ribadisce l’esigenza di promuovere campagne a favore del rispetto nei confronti delle donne. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
CARLINO (IdV). Stigmatizza la genericità con cui il Ministro ha affrontato il tema delle risorse finanziarie ed ha operato strumentali distinzioni tra nuovo e vecchio Governo, posto che il problema della violenza sulle donne deve essere affrontato con un senso di responsabilità politica e istituzionale trasversale. Nel ricordare che il Gruppo Italia dei Valori ha presentato due disegni di legge in materia di stalking, auspica che già con il prossimo DPEF il Governo assuma impegni concreti per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne.

PRESIDENTE. Esprime soddisfazione per la riattivazione dell’istituto del question time e ringrazia tutti gli intervenuti per il contributo apportato.
Commissioni permanenti, composizione e convocazione

17 Giugno, 2008

Aborto: Al via a Milano e Roma “Sos Pillola del giorno dopo” nei fine settimana

(Roma) La pillola del giorno dopo, è noto, non è un farmaco abortivo, ma in attesa che venga abolito l’inutile obbligo di ricetta medica, molti medici, non perché obiettori, non la prescrivono perché consapevoli di muoversi nell’illegalità.

Da qui la speciale iniziativa “Sos Pillola del giorno dopo” avviata a Milano e Roma (frutto di un lungo lavoro portato a termine dalle volontarie dell’Associazione Vita di Donna e da un gruppo di medici non obiettori), e presentata lo scorso fine settimana in una conferenza stampa congiunta con l’Associazione Luca Coscioni.

Dunque, un servizio di emergenza attivo nel fine settimana per garantire la prescrizione della pillola del giorno dopo a tutte le donne che hanno difficoltà a trovarla negli ospedali, e che sarà attivo tutte le settimane dalle 18.00 di ogni venerdì fino alle otto di ogni lunedì.

Oltre alla ricetta, le donne riceveranno tutta l’assistenza necessaria per denunciare i medici e le strutture che hanno negato loro “un diritto”.

Valerio Federico, consigliere generale dell’associazione Coscioni, spiega che chiamando il numero 3455011223 per Milano e il 3339856046 per Roma, un medico di turno, reperibile su tutto il territorio dei due capoluoghi, darà un appuntamento alla ragazza per la prescrizione del farmaco, per il quale si chiede – aggiunge Federico – che le guardie mediche e le aziende ospedaliere non vengano meno ai loro compiti, garantendo le prescrizioni a tutte le donne senza perdere tempo prezioso, riducendo così il rischio di ricorso all’aborto”.

“Il richiamo all’obiezione di coscienza per la prescrizione della pillola del giorno dopo è illegittimo, la legislazione italiana prevede l’obiezione solo in relazione all’Ivg e alla fecondazione assistita. La pillola, spiega il ginecologo radicale Silvio Viale, non è abortiva: la contraccezione di emergenza non agisce sull’ovulo fecondato e tanto meno agisce impedendone l’impianto. Essa agisce in fase pre e peri-ovulatoria impedendo la penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo”. Pertanto, la ricetta per la pillola del giorno dopo “è inutile, l’Oms definisce questo farmaco ’senza restrizioni’. La struttura ospedaliera deve sempre garantire il diritto della donna ad accedere alla contraccezione d’emergenza. Questo non avviene, a titolo di esempio, nella maggioranza dei consultori privati accreditati in Lombardia – denunciano i radicali – che sono di matrice cattolica e che non prescrivono la pillola del giorno dopo oltre a non fare informazione sui metodi di contraccezione disponibili venendo meno ai compiti che la legge del 1975, che ha istituito i consultori, strutture pagate dai contribuenti”.

A Roma, come accennavamo, il servizio d’emergenza sarà garantito da Vita di Donna, associazione che da anni tutela il diritto alla salute delle donne e facilita con questa sua iniziativa il ricorso alla pillola del giorno dopo che mette al riparo la donna da “incidenti e situazioni a rischio”, e soprattutto da un’eventuale interruzione di gravidanza. L’associazione si occuperà inoltre della tutela legale delle donne che decideranno di denunciare i sanitari pubblici che rifiuteranno la prescrizione.

Dal suo sito – http://www.vitadidonna.it/ – l’associazione ricorda che, secondo l’OMS, non vi sono controindicazioni all’utilizzo della pillola del giorno dopo e in particolare: non è necessaria una visita medica; non è necessario un test di gravidanza; non sono necessari esami di laboratorio.

Per il momento l’s.o.s funzionerà solo a Roma e Milano, ma “L’appello è rivolto ai medici d’Italia – ha detto Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell’associazione Coscioni – a unirsi a quei medici che risponderanno, gratuitamente e da militanti, per contrastare il lento costante e sempre più organizzato sabotaggio della legge guidato dai poteri clericali dentro e fuori dal Vaticano”.

(Delt@ Anno VI, N. 138  del 16  giugno 2008)

6 Giugno, 2008

La rete nazionale femminista e lesbica risponde alla ministra Carfagna

Egregia Ministra Carfagna,

abbiamo letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre.

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto “ammortizzatore sociale” necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di “ammortizzatore sociale” ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al “lavoro” hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia “un luogo di realizzazione”.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità  – secondo quanto da millenni qui in Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno altre religioni -  è il modo migliore per legittimare una mentalità discriminatoria e sessista di per se’ veicolo di violenza.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l’affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così all’ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.

Lei evidentemente non sa che se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto?

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria all’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d’accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di “concretezza” il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.

Ecco invece quanto noi intendiamo per “concretezza:

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dai mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l’operatività.

Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.

Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.

Cordiali saluti

Rete Nazionale Femminista e Lesbica