La Rete 194 parteciperà alla iniziativa promossa dalla Rete Laica sabato 17 a sestri ponente ore 16 in piazza Ranco.
Questa scadenza è stata preparata da tempo, individuando nella giornata contro l’omotransfobia un momento per sottolineare l’emergenza laicità nel nostro paese, senza voler cercare la contrapposizione con la presenza del papa a Genova.
La Rete 194 proporrà in anteprima il Gioco dell’oca e altro materiale informativo oltre i nostri adesivi. Il Gioco nasce da un gruppo di donne di Trento: l’OCA è ogni donna che passa la sua vita a girare in tondo, proprio come nel gioco dell’oca, a cui questa iniziativa fa il verso. Un grande telone colorato sul selciato della piazza permetterà di riflettere sugli ostacoli, gli imprevisti e i relativi passi indietro che l’autodeterminazione delle donne incontra ogni giorno, quando ad esempio:
- giriamo per ambulatori in cerca di un medico non obiettore
- giriamo per l’Europa in cerca di un paese dove le tecniche di procreazione assistita siano veramente accessibili
- giriamo per le strade della città
- giriamo nel mondo del lavoro
Sappiamo che in contemporanea ci sarà un corteo in centro e forse molte sceglieranno di essere là: tuttavia in molte abbiamo espresso criticità sull’organizzazione di questo, perché temiamo la strumentalizzazione da parte di chi verrà a cercare visibilità attraverso forme di contrapposizione poco utili per far crescere nella città una cultura laica e non oscurantista, condizione necessaria per poter parlare di diritti delle donne (e non solo). Una contrapposizione che nel suo linguaggio non si discosta di un pelo dalla cultura patriarcale professata da vescovi e cardinali.
A noi il papa non interessa, forse ci indigna di più il comportamento da baciapile genuflessi della nostra amministrazione e dei politici che si fanno portavoce del vaticano. Abbiamo appreso che sono stati stanziati un milione e mezzo di Euro per l’accoglienza di Ratzinger: preferiremmo che questi denari trovassero forme sociali di investimento, per migliorare le condizioni di vivibilità di tutte e tutti nelle nostre città.
Saremo a Sestri per parlare di diritti e affrontare il grave tema delle discriminazioni, utilizzando la “ragione e lo spirito”, cioè consapevolezza ed ironia.
6 Commenti
14 Maggio, 2008 alle 12:14 pm
ECCO, DI NUOVO SI PARLA DI ABORTO
Dott. Eraldo Ciangherotti
Vicepresidente Federvita Liguria
“Il Papa fa la festa alla legge 194 e il Papa ordina:cancellate la legge 194″ : all’indomani delle parole del Papa sulla legge 194/78 sono i due titoli di apertura di due quotidiani, Il Manifesto e L’Unità, così cari ancora a certa mentalità di sinistra. Li ho comprati per la prima volta pure io, perchè ero certo di trovare spunti di riflessione utili dopo le parole di ieri del Santo Padre a noi Volontari dei Centri di Aiuto alla Vita. E così, mentre leggo, insieme all’articolo di Miriam Maffai, la riflessione falsamente “efficace, saggia e lungimirante” di Livia Turco e l’articolo tutto genovese della Alessandra Fava, non posso non ripensare a quel “veterofemminismo” che non ho conosciuto di persona ma che è possibile percepire ancora trasudante dalle colonne di alcuni giornali e che ancora ha la pretesa di essere la coscienza delle tante donne che oggi diventano madri. Non un cenno in quelle pagine di giornale ad una proposta di sostegno concreto della maternità, non un cenno alla promozione dlela vita nascente, ma semplicemente il principio della autodeterminazione della donna sopra a tutto, anche alla valutazione di una vita umana abortita.
Tutta roba trita e ritrita, che riesce ancora ad ispirare la costituzione di una infelice Associazione genovese, fatta tra tre o quattro donne, la “rete 194″, collegata con la “vetera” Mercedes Bò, che da anni oramai propone sempre le stesse argomentazioni per difendere l’aborto; persino si arriva a punire il Papa per aver espresso una sua opinione, per altro condivisa dalla maggior parte degli Italiani, dichiarando una contromanifestazione a Genova nella stessa giornata della visita papale alla città capoluogo ligure. Cosa non farebbe questo gruppetto di donne “in rete” con il Manifesto sotto l’ascella, per far vedere che ancora esistono!
Grazie al cielo nessuno ha più il coraggio di mettere in discussione la “più o meno vita” del feto, l’ecografia parla chiaro dopo tren’anni. Ancora uno sforzo però deve essere fatto: insieme all’impegno di combattere il fenomeno degli aborti clandestini, dopo tren’anni non ci manchi il coraggio di fare dei bilanci e anche di ammettere che mancano all’appello comunque 5.000.000 di bambini in Italia, in trent’anni di legislazione.
Da una parte parla la Livia Turco a nome delle donne, con una presunzione tanta e tale da farla salire in cattedra per spiegare lei stessa al Papa come questa legge 194 sull’aborto funzioni bene, lei sola l’unica ad aver intuito che “quel grembo materno ha corpo e spirito, carne e anima” e dunque quel grembo materno sa quanto duro sia dire: non ti accolgo”. Dall’altra parte escano dal silenzio coloro che accolgono l’appello del Papa, al di là della personale religiosità, che hanno il coraggio di guardare in faccia i dati anagrafici e che decidono di impegnarsi per dei progetti seri a favore della maternità. Mentre parliamo di iniziative concrete, non dimentichiamoci però che ad oggi non è stato fatto ancora niente in materia di tutela sociale della maternità e che, a far qualcosa di buono si fa presto e subito, perchè al centro ci sia la vita umana che nasce, che è destinata ad uno sviluppo graduale, coordinato e continuato, che permette ad una donna di diventare madre ma che per nessuna ragione è negoziabile nel diritto alla vita. Quella creatura, quel bimbo non ancora nato, ha il diritto di nascere prima di tutto nel “tribunale della coscienza” della madre. Questo va spiegato anche alla Livia Turco.
15 Maggio, 2008 alle 10:44 am
Il tono del suo commento è esilarante, visto che arriva da un candidato che alle ultime elezioni, con la Sua lista, ha ottenuto lo 0.2% di consensi. Da questo si evince che non prorpio tutta l’Italia la segue e tantomeno le donne. Peccato! Forse Lei si rivolgeva ad un’Italia che non esiste, virtuale, senza problemi – nè economici nè sociali – e soprattutto parlava a donne che secondo il Ciangherotti-pensiero non sono capaci di riflettere sulla propria vita e incapaci di scegliere. Sono una delle 3 o 4 donne, col Manifesto sotto il braccio, che con altre hanno organizzato la bella manifestazione nella nostra citta’ in difesa della legge 194. Eravamo in tante, tante giovani e molte cinquantenni, tutto un mondo che Lei non conosce e non vuole conoscere.. per paura? Rifletta dottore, si legga dentro da buon cattolico e metta in atto cio’ che Gesu’ ci ha insegnato: la tolleranza e l’amore verso gli altri e le altre (non solo verso i feti). Saluti da una vecchia signora
Bice Parodi
15 Maggio, 2008 alle 12:16 pm
Sono una delle 3-4 donne della rete194.
Al Manifesto, sotto il braccio alterno Liberazione. Ho 38 anni e come lei, non ho conosciuto la stagione di quel che lei definisce oggi “veterofemminismo”. Ma al contrario di lei, sono una donna e almeno io, in quanto tale, so di cosa parlo quando pronuncio la parola “maternità”. Non ho nessuna pretesa di rappresentare la coscienza “di tante donne che oggi diventano madri”, non vedo perchè dovrei, mi creda, ogni donna è perfettamente in grado di fare le proprie scelte senza bisogno che nè io nè lei, le si indichi alcuna strada, millenni di generazioni messe a questo mondo dalle donne ci hanno tramandato sufficiente saggezza da non aver bisogno di consiglieri spirituali o dissuasori per decidere cosa fare delle nostre vite.
E’ questo che le fa paura dottore? Si viene al mondo per volontà di una donna, è un destino ineluttabile, così ha voluto chiunque o qualunque cosa ci abbia creati, se ne faccia una ragione.
E onestamente, a leggerla, il pensiero che questo potere resti saldo nelle nostre mani, mi rassicura.
Stia bene dottore.
Sabrina Damico
15 Maggio, 2008 alle 1:58 pm
Egregio Dottor Ciangherotti,
ma come ha fatto? ci ha fotografate tutte? Sono una delle 3-4 donne appartenenti all’infelice associazione, trasudo veterofemminismo e per questo, mi perdoni, il Manifesto lo metto in borsa e non sotto l’ascella. Ho poco da aggiungere ai commenti precedenti ma la ringrazio, mi ha fatto sorridere.. Tanta veteroacrimonia nei confronti delle donne mi conferma tante veterocertezze.
Mi stia bene
Luisa Parodi
15 Maggio, 2008 alle 2:46 pm
sono colpita dal fatto che il dottor Ciangherotti si interessi alle attività e al blog della rete 194, questo per me significa che qualcosa contiamo anche per lui. peccato che la maleducazione ed il linguaggio aggressivo impediscano un serio confronto: ci è capitato spesso di incontrare tanta acrimonia in rappresentanti del movimento per la vita, come se queste persone avessero il bisogno di dedicarsi corpo e anima verso embrioni e bambini non nati perché le persone in carne ed ossa fanno loro ribrezzo o paura. il femminismo invece ha avuto nella sua storia come elemento fondante l’ascolto dei vissuti delle donne e il mettersi in gioco nel desiderio di cambiamento di sé e del mondo. è così che il fenomeno della violenza sessuale e del maltrattamento familiare sono emersi nella scena pubblica; è così che si è parlato di salute e sessualità; ed è da questa stagione segnata dal femminismo che sono nati gli asili nido ed i consultori. come starebbero oggi le donne senza tutto questo? forse nascoste da un burka.
21 Maggio, 2008 alle 9:42 am
Bello l’intervento del dottore. Lui ha ragione. Chiede atti concreti di sostegno alla maternità. Sarebbe già un passo avanti se qualcosa si facesse in quella direzione. Io come atto concreto voglio mettere la morte in croce di Gesù. A quell’atto concreto che è l’aborto, io rispondo con la morte in croce di Gesù. Già, perché anche Gesù è stato “abortito” senza tanti complimenti, lui che di atti concreti di sostegno alla vita ne ha fatti parecchi, almeno così raccontano le Scritture. Ma è stato abortito lo stesso dalla società nella quale viveva. C’è qualcosa che non funziona. Gesù è stato “abortito” perché ha violato la legge del riposo, la legge del sabato. Ma un feto quale legge viola per essere abortito? C’è una legge che il feto non rispetta per essere abortito? Pilato non voleva condannare Gesù, ma la folla insisteva per la sua condanna. Nessuna donna vuole condannare il proprio feto all’aborto, ma alla fine, come Pilato, molte cedono e lo condannano, pur non trovando in lui nessuna colpa. Perché? Perché chi si proclama re è nemico dell’imperatore. Il feto non si proclama re, ma è come se lo facesse, perché la sua venuta minaccia il nostro potere, il nostro Io imperatore. Tuttavia la condanna di Gesù ha avuto il merito di liberare Barabba. Ma l’aborto di un feto chi libera se non il corpo della donna, tenuto prigioniero dal nostro IO Imperatore?