27 Marzo, 2008...9:14 pm

Bocciate le linee guida sulla 194

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Da Aprileonline

Il “no” della Regione Lombardia e della Regione Sicilia affossa il documento messo a punto dal ministro della salute Livia Turco. Il testo prevedeva, tra l’altro, la presenza di un non obiettore in ogni distretto e la pillola del giorno dopo. “Assaggio” di ciò che accadrà nel prossimo futuro in caso di vittoria elettorale da parte del centrodestra

Niente accordo, in conferenza unificata, sul documento che contiene le linee guida per una migliore applicazione della legge 194 del 1978 sull’interruzione di gravidanza. Come largamente preannunciato dalla polemica dei giorni scorsi, a causa del “no” della Regione Lombardia e della Sicilia (nella Conferenza Stato – Regioni vale l’unanimità), il documento messo a punto dal ministro della Salute Livia Turco resterà lettera morta. Si tratta di una scelta meramente politica, che anticipa le posizioni del centro-destra qualora, dopo il 13 aprile, tornasse a governare: togliere definitivamente di mezzo il principio dell’autodeterminazione delle donne, sancito dalla legge 194, e far entrare nei consultori le associazioni per la vita.

“Non c’è l’intesa delle Regioni e quindi il documento lo teniamo nel cassetto”, è il commento amaro del sottosegretario Zucchelli, che pure ha ricordato come il testo redatto dal ministero della sanità fosse “ben fatto” e come “un accordo era stato trovato anche con i tecnici della Regione Lombardia ma il presidente Formigoni lo ha fatto poi rimangiare. Ha pesato la politica, questi temi vengono strumentalizzati in campagna elettorale”.
Accuse respinte al mittente dall’assessore regionale al Bilancio della Lombardia, Romano Colozzi: “La legge 194 è di trent’anni fa e la questione poteva essere approfondita in un altro momento. Da parte nostra non c’è stato alcun condizionamento politico. Il vero problema è che il documento del Ministero, così come è stato presentato, è incompatibile con le linee guida della Regione Lombardia e prevede che qualora la Regione non aderisca alle linee nazionali, venga in qualche modo penalizzata. Perché la Regione Lombardia – si è chiesto Colozzi – avrebbe dovuto accettare che le proprie linee guida, elaborate da esperti autorevoli, fossero derubricate facendo proprie linee guida peggiori e confuse? Non c’è da stupirsi della nostra opposizione”.
Eppure, a leggere il testo del documento ministeriale, come premessa, si legge che erano fatte salve le linee guida delle Regioni. E dunque, è difficile pensare ad un “no” tecnico. Tanto più dopo commenti entusiastici di esponenti politici come Luca Volonté, capogruppo Udc alla Camera, che non ha esitato ad esprimere i suoi ringraziamenti a Cuffaro e Formigoni per “aver sventato il complotto ordito in questi mesi da parte del ministro uscente Livia Turco e della sua consigliera Maura Cossutta, che con nuove linee guida volevano stravolgere la legge 194 e favorire esplicitamente le forme più subdole di infanticidio”.

Le “Indicazioni al fine di una migliore applicazione della legge n. 194/78″, sulle quali si cercava l’intesa partivano dalla necessità di implementare la funzione dei consultori sia nell’attività di prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza sia nella presa in carico delle donne che richiedono un intervento di ivg. Lo scopo era quindi quello di favorire il ruolo di queste strutture come riferimento privilegiato per la prenotazione delle analisi pre-intervento e per l’operazione, nonché per i controlli dopo l’intervento abortivo. Ma anche come luogo in cui i mezzi contraccettivi possano essere distribuiti ai gruppi sociali meno abbienti e a maggior rischio di abortività quali le giovani e le immigrate. Lo schema di intesa prevedeva anche la presenza di almeno un medico non obiettore in ogni distretto sanitario, che comprende Asl, ospedali e, appunto, consultori. Ma stabiliva pure che la prescrizione della “contraccezione d’emergenza”, oltre che nei servizi consultoriali, avvenisse nei pronto soccorso e nei servizi di continuità assistenziale (guardia medica). Per finire con le attività di aggiornamento e formazione professionale tra medici di medicina generale, medici consultoriali e ginecologi ospedalieri.

Il documento al vaglio della Conferenza Unificata partiva da quei consultori che costituiscono la parte più disattesa delle norme sull’ivg, senza dimenticare però il ruolo di una disciplina, quella della 194 appunto, che ha consentito di limitare il ricorso all’aborto.
Dal 1982 a oggi infatti la riduzione delle interruzioni volontarie di gravidanza è stata complessivamente del 44,6 per cento e del 60 per cento se riferita alle sole donne italiane. Un fenomeno che allarma è invece costituito dal ricorso all’ivg in costante aumento tra le straniere, tale da rappresentare nel 2005 il 29,6 per cento di tutti gli aborti effettuati a livello nazionale.

Dal divieto per la pillola Ru 486 della lista di Giuliano Ferrara, alla volontà di attuare la legge 194 “in tutte le sue parti” del Pd per arrivare al rilancio del ruolo della prevenzione dei consultori pubblici del Pdl, l’aborto – alla ribalta delle cronache con il blitz delle forze dell’ordine nel Policlinico di Napoli dopo un’interruzione di gravidanza – è tornato al centro del dibattito politico meritando larghi spazi all’interno dei programmi elettorali. Vale dunque la pena leggerli con attenzione:

PARTITO DEMOCRATICO – In particolare, nel programma del PD si legge la volontà di “attuare la legge 194 in tutte le sue parti” perché si tratta di una legge “equilibrata che ha conseguito buoni risultati” con l’obiettivo di “un’ulteriore riduzione del numero degli aborti anche attraverso azioni specifiche rivolte alle famiglie di immigrati e ai giovani”. Quindi promuovere laicamente la contraccezione, favorire l’educazione alla sessualità informando sui metodi di regolazione delle nascite e sui contraccettivi come modalità primaria di prevenzione oltre al potenziamento della capacità dei consultori per prevenire gli aborti e proporre alle donne soluzioni ai problemi che possono indurre all’interruzione di gravidanza.

SINISTRA ARCOBALENO – Centralità dei consultori anche per la Sinistra Arcobaleno che, oltre a chiedere l’estensione della rete propone l’introduzione della pillola Ru486 come tecnica di intervento non chirurgica per ridurre l’impatto “di un atto che resta comunque un dramma”. La lista di Fausto Bertinotti si schiera a favore della legge 194, “una legge di civiltà che ha ridotto le pratiche dell’aborto e i rischi per la salute delle donne” ricordando che se non esiste un diritto all’aborto esiste comunque “un diritto alla maternità consapevole da parte delle donne”.

UDC – “Rileggere la legge 194 secondo una cultura della vita” è invece la posizione dell’Udc di Pierferdinando Casini. D’accordo con la moratoria sull’aborto in “sede internazionale” evitando però strumentalizzazioni politiche, il programma dell’Udc sottolinea la necessità di aggiornare la 194 perché “la possibilità di vita autonoma del feto oggi si è nettamente anticipata”. E propone di garantire sostegni economici alle madri che ne abbiano bisogno, riformare i consultori in veri “presidi a promozione della vita e della famiglia”, vietare la commercializzazione della “pericolosa e niente affatto indolore” Ru486 che rendendo l’aborto un fatto privato lascia la donna ancora più sola. L’Unione di Centro si esprime anche sulla pillola del “giorno del dopo” chiedendo che venga garantita “la possibilità” di obiezione di coscienza da parte dei farmacisti e dei medici, anche nelle strutture pubbliche, perché si tratta comunque di un farmaco abortivo”.

PDL – Veste centrale dei consultori nel programma del Popolo delle libertà in cui è previsto “il rilancio del ruolo di prevenzione e di assistenza dei consultori pubblici e privati per garantire alternative all’aborto”. E ancora, l’esigenza di fare una revisione a livello amministrativo della legge 194, verificarne la corretta applicazione e affrontare il “problema gravissimo della rianimazione dei feti abortiti nati vivi” come anche quello della disinformazione delle giovani sotto i vent’anni sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e sulla possibilità di dare il bambino in adozione. Fermo restando che, secondo quanto riportato dal programma del PDL, “l’intensificazione della diffusione dei contraccettivi ha causato un aumento degli aborti”. In ultimo, un secco no all’utilizzo della pillola Ru486 “che ha portato alla morte di 16 donne”.

“ABORTO? NO GRAZIE” – Stesso “no” che si legge tra le righe del programma della lista di Giuliano Ferrara con la richiesta di vietare per decreto legge l’introduzione della pillola abortiva. E ancora: una moratoria internazionale sul tema, l’obbligatoria sepoltura di tutti i bambini abortiti, la fondazione in ogni regione d’Italia di un’agenzia per le adozioni il cui compito sia quello di favorire l’adozione, riservata, dei bambini sottratti a un’interruzione di gravidanza, sostenere le gestanti in difficoltà con l’erogazione di aiuti finanziari per i primi 36 mesi dei figli, triplicare i fondi per la ricerca sulla disabilità e istituire un’Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione.

LA DESTRA – Sulla stessa linea il programma della lista guidata da Daniela Santanché, che afferma “la vita è sacra” e pone al centro della proposta politica “i diritti e la dignità della persona, dal concepimento alla morte” sostenendo la revisione della legge 194 per fare in modo che le Regioni applichino un nuovo protocollo da usare nei consultori per “una reale opera di prevenzione nei confronti delle donne”.

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