“Sembra parlino della 194 ma ancora una volta gli uomini parlano tra loro usando il corpo femminile”.
Ancora si parla di legge 194. Ancora si parla di revisione, anzi, oggi persino di moratoria.
Tutte noi proviamo una strana impressione, legata ad un terribile vuoto di contenuti, alla surreale sensazione di un copione già scritto “a prescindere”, una messinscena che ogni tanto deve essere recitata.Infatti, basta un po’ di memoria storica per ricordarsi che da sempre, ad intervalli regolari, la legge 194 è stata oggetto di attacchi, improvvisi o a lungo preparati.
Un costo in laicità, che i nostri uomini al comando hanno sempre pagato per continuare a governare impunemente, possibilmente senza le donne (però in nome delle donne, come è ovvio). Se non fosse che hanno le leve del potere in mano sembrerebbero quello che per certi aspetti sono, una parata di incoscienti che parla di cose che non conosce. Ma sono loro a decidere, sulla base dei loro interessi, non dei nostri, dei loro equilibri politici e scambi di favori; non i bambini, tanto meno le donne sono al centro del loro agire.
D’altra parte, e neppure questa è una novità, le nostre voci hanno poco spazio, molto meno di quello dato ai protagonisti di questa recita. In realtà sulla 194, così come sulla legge 40, le questioni pregnanti non sono mai quelle sollevate, ed è per questo che qualsiasi risposta nel merito è inutile,la posta in gioco è altra.
È’ il passaggio dal concetto di prevenzione a quello di dissuasione (quest’ultimo totalmente assente dalla lettera e dallo spirito della legge), la voluta confusione fra i due termini, a caratterizzare il dibattito odierno.
Se le obiezioni sollevate alla legge 194 fossero davvero di prevenzione, ottimizzazione, miglioramento, adattamento ai progressi della medicina, comprenderebbero, oltre a potenziamento e finanziamento per i consultori, anche un’attenzione agli articoli della legge, quelli nei quali si definiscono i modi e le condizioni dell’obiezione di coscienza in relazione alle responsabilità di applicazione della legge da parte delle strutture e direzioni sanitarie, e si impegnano le Regioni ad organizzare corsi di aggiornamento e di formazione su contraccezione, assistenza alla gravidanza e al parto, e “sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza”.
In altre parole: una regolamentazione del diritto all’obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche; un potenziamento delle tecniche che aumentano la possibilità di scelta, diminuiscono i tempi, semplificano le procedure, prima fra tutte la RU486; una forte campagna di prevenzione, di somministrazione, informazione sui contraccettivi, compresi quelli di emergenza; il potenziamento della rete dei consultori e il loro finanziamento; infine, ma non ultimo, una potente spinta a occuparsi seriamente dell’aiuto, a tutto campo, della donna che mette al mondo un figlio.
È necessario inoltre, che si promuovano nelle scuole dei corsi di educazione sessuale, che oltre all´informazione prevedano una parte dedicata all´educazione ai sentimenti e alle relazioni di genere, perché si diventa adulti responsabili nella consapevolezza della propria e dell´altrui dignità.
Gli attacchi alla legge in realtà convergono verso il vero nodo della 194: l´autodeterminazione della donna, vero punto indigeribile per chi avrebbe anche chiuso un occhio su tutto il resto.
Non piace che le donne facendolo emergere dal privato e dal clandestino, attraversino, con questo dramma, una struttura pubblica, che ciò avvenga dentro il servizio sanitario nazionale e che siano loro a decidere. La compresenza di questi tre fattori è la miscela micidiale che i cosiddetti difensori della vita non tollerano e ai quali la diminuzione degli aborti, il successo di una legge che vogliono a tutti i costi stravolgere, non interessa minimamente.
Perché è il consenso materno che porta dal concepimento alla nascita di una persona, perché il processo del nascere non può prescindere dal corpo della donna che accoglie.
Per questo vogliamo difendere la legge 194 e chiediamo a tutte e a tutti di far sentire le nostre ragioni partendo dal sottoscrivere e dal far sottoscrivere questo appello .
Rete 194 di Genova :
AIED Genova, ARCILesbica, Coordinamento Donne CGIL, Coordinamento Ligure Donne Latino-americane, Donne di Unione a Sinistra, Donne in quotazione, Forum Donne PRC di Genova e Provincia, Forum della Sinistra Europea, Gruppo Mafalda Sampierdarena , Laboratorio Politico di donne, Rivista Marea, Società Per Azioni Politiche di Donne, Associazione Usciamo dal Silenzio Genova, Sabrina D’amico, Roberta Gemelli, Laura Spierto(Donne di Genova contro la violenza ), Teresa Bruneri, Michela Buscaldi, Fulvia Carosio,Marina Cassani, Annamaria Castello, Patrizia Guelfi, Irene Ravera.
Aderisci all’appello inviandoci una email con nome, cognome, città, la tua mail se vuoi essere contattato, associazione: Clicca qui per aderire
Chi non ha un client di posta elettronica sul computer ricordi di copiare e incollare questa dicitura:
CANCELLA QUESTO E METTI I TUOI DATI Dichiaro di essere informata ai sensi della legge 31/12/96 n. 675 sulla tutela della privacy e D. Lgs n. 196 del 30/06/03 Codice in materia di protezione dei dati personali. Autorizzo a trattare i dati personali di cui alla presente scheda anche attraverso l’ausilio di mezzi elettronici. In qualsiasi momento potrò avere accesso ad essi per chiederne la modifica o la cancellazione, oppure oppormi al loro utilizzo.
E invii una mail a:rete194@gmail.com
IMPORTANTE: Non firmate due volte!!! Se avete la possibilità di firmare il cartaceo non mandate anche l’adesione via mail! Se vogliamo essere prese/i sul serio, e non finire come tante raccolte di firme farlocche, cerchiamo di non farci trascinare dal troppo entusiasmo, giustificato certamente, ma che può diventare deleterio.
Grazie
19 Commenti
6 Febbraio, 2008 alle 3:16 pm
Ottimo lavoro,speriamo che l’erba cresca presto…
Per parte nostra,cercheremo di dare il nostro contributo con documenti, testi o contributi che ci sembrano interessanti.
Per il Forum Donne PRC Genova – Patrizia Poselli
6 Febbraio, 2008 alle 5:47 pm
ottimo lavoro davvero era ora!
non avrei mai pensato che alla luce del XXI secolo
avremmo ancora dovuto affrontare questo argomento… per qualunque tipo di contributo, QUALUNQUE, io sono qui.
Cristina Fiore
6 Febbraio, 2008 alle 7:44 pm
Bravissime! Ottimo lavoro. Grazie Patrizia
7 Febbraio, 2008 alle 5:02 pm
c’è bisogno di uno sforzo collettivo di fantasia ed attivismo per far girare il più possibile l’appuntamento del 23 febbraio. dovremo essere numerose. presto avremo gli adesivi: chiediamo alle nostre figlie di appicicarli nelle loro scuole. facciamoci venire nuove idee e prendiamo l’iniziativa. buon lavoro a tutte!
12 Febbraio, 2008 alle 2:45 pm
in questi giorni il telefono continua a squillare, mentre fioccano le adesioni via mail, perché la cgil confederale ha sollevato obiezioni al testo dell’appello, in particolare al punto in cui si parla del costo in laicità pagato dai nostri uomini al governo. obiezioni che impediscono alle segreterie provinciale e regionale di aderire anche se parteciperanno alla mobilitazione del 23 febbraio. resto dell’idea che quel capoverso sia condiviso dalle molte e molti che aderiscono all’appello, proprio perché siamo rimasti tutti/e scontenti/e dal vedere questo governo incapace di modificare la legge 40; di operare a favore delle coppie di fatto comprese quelle omosessuali; di soffrire degli attacchi alla 194 anziché agire per la sua piena applicazione (ad esempio introducendo la ru486 e regolamentando la presenza degli obiettori di coscienza). non abbiamo la necessità di nasconderci dietro la foglia di fico: gli errori e le debolezze si pagano, ed io temo fortemente per gli esiti della prossima tornata elettorale. siamo stufe di vedere che quelle delle donne non sono mai priorità politiche.
12 Febbraio, 2008 alle 3:49 pm
Da un po’ mi pareva che la situazione italiana si stesse avviando verso una svolta pericolosa, ma mi dicevano tutti che la legge 194 non sarebbe stata messa in discussione (forse dovrei chiarire che sono al 99 % straniera, ma vivo in Italia, almeno parzialmente, da diversi anni). Ora invece mi pare proprio che la situazione stia precipitando a velocità vertiginosa. Se non si fa qualcosa, E SUBITO!, le cose volgeranno al peggio e l’Italia tornerà al medio evo , epoca che almeno riservava delle libertà che ora abbiamo perduto e quindi la situazione sarà ben più tragica che nei tempi antichi. Quello che ho notato e mi hanno fatto notare è che particolarmente a Genova è difficile portare le persone in piazza. Tutti d’accordo finchè si tratta di discutere al chiuso , ma poi non vengono alle manifestazioni. Paura? menefreghismo? Sempre qualcosa di più importante da fare? o che altro? Mi pare che uno dei problemi principali sia proprio questo: far partecipare la gente.
Poi c’è un altro problema: ognuno, anche se in linea di massima è d’accordo con i principi, si dissocia non appena non si trova d’accordo al 100% su tutti i dettagli e così non trova di meglio che decidere di non partecipare. Così si rimane in 4 gatti a protestare per qualcosa che dovrebbe unire molta più gente, al di là dei dettagli.
Io per vari motivi di salute e di famiglia non posso partecipare a tutte le riunioni delle varie associazioni, ma se c’è da darsi da fare e soprattutto partecipare e fare numero alle manifestazioni, ai presidi, distribuire materiale, fare volantinaggio ecc, sono pronta. Allora, ci mobilitiamo o no?
Ciao
Liv-Chayiah
12 Febbraio, 2008 alle 7:23 pm
Care amiche e compagne ,
a chiarimento di quanto circola in maniera impropria sulla non adesione della Cgil alle iniziative della rete sono a precisarvi che c’è tutto il ns. impegno alla riuscita della iniziativa ,come esiste la convinzione di attivare forti campagne in relazione alla difesa della 194 con un lavoro che la ns. organizzazione sta preparando per dare il più possibile continuità alla iniziativa come vi avevo preannunciato nella prima riunione della rete alla Casa delle Donne .
Le perplessità espresse su una frase del testo dell’appello derivano dalla necessità della ns. organizzazione di presentare in maniera più ampia possibile e comprensibile le motivazioni sulle quali chiamare i lavoratori tutti alla mobilitazione in tal senso .
La adesione del Cooordinamento Donne della CGIL ,impegna l’organizzazione attraverso questa struttura alla raccolta di un più ampio numero possibile di Firme .
Come c’è la Disponibilità della Segreteria Regionale e di quella della Camera del Lavoro a favorire la più ampia partecipazione alla manifestazione del 23 febbraio 2008
Cari saluti
Rita Gugliemetti
12 Febbraio, 2008 alle 8:01 pm
la prossima volta sarebbe meglio che le perplessità venissero esplicitate, visto che i mezzi di comunicazione non mancano e visto che eravamo tutte presenti alla lettura del testo quindi se c’erano dubbi si potevano condividere. sapere da altri che chi era presente non ha difeso il lavoro collettivo, anzi lo ha criticato come se alcune avessero cambiato le carte in tavola, è pessima pratica politica. ma ora le cose stanno cambiando e dobbiamo prenderne atto: gli avvenimenti di oggi a napoli ci impongono un’accelerazione verso una manifestazione nazionale o comunque una risposta comune nazionale in forme concordate. c’è bisogno di impegno ed unità perché si fermi quest’ondata reazionaria pericolosissima per la libertà delle donne e quindi di tutti.
13 Febbraio, 2008 alle 5:54 pm
Sono pienamente ed attivamente solidale con la lotta che, come spesso accade, vede le donne protagoniste ed elemento di traino pur riguardando questioni che attengono al diritto di tutte e tutti.
Un sincero augurio di buon lavoro, Alfredo Simone
14 Febbraio, 2008 alle 8:59 am
Condivido appieno e con profonda partecipazione il vostro/nostro appello.
Questa mattina leggere i giornali è stato l’ennesimo pugno nello stomaco! Mi rendo conto delle ragioni politiche, mi rendo conto che le questioni sui tavoli sono altre e la salute e l’integrità del corpo e dell’anima delle donne diventano merce di scambio per interessi “altri”; mi rendo conto di tutte queste cose ma rimane la sensazione di impotenza e di rabbia di fronte alle anime belle che affermano di parlare illuminate dalla grazia divina che difende la vita sempre e comunque, LA VITA! come si può difendere la vita usando parole cosi piene di odio e intolleranza? la religione insegna l’amore, la comprensione, la compassione per le umane debolezze, come si può utilizzare un dogma come una clava su donne che già portano dentro di loro un dolore così grande? Credo che la politica abbia veramente raggiunto livelli intollerabili di degrado e temo che queste elezioni imminenti non faranno altro che peggiorare la situazione. Utopia è pensare di incanalare tutte queste passioni mistiche e politiche in azioni concrete di supporto alle donne che desiderano un figlio quali asili, educazione alla prevenzione, più risorse ai consultori , politiche aziendali e leggi più adeguate alla tutela della maternità.
Isabella Bianchi
14 Febbraio, 2008 alle 5:04 pm
Posto un commento arrivato per e-mail
Sinceramente, non so se la legge è da difendere o meno: il proclama, mi sta stretto, come il titolo… come ogni generalizzazione dove dietro scopro esserci realtà esperienze, drammi… uno diverso dall’altro.
So che dietro ci sono volti di donne, ognuna con una storia e che tutto sommato, credo nessuna di quelle incontrate nelle corsie di ospedale ha mai pensato alla sua… autodeterminazione così come la chiamate; termine che non condivido perchè siamo dentro una società, una famiglia, spero mai da sole a decidere…
e invece voglio condividere e sottoscrivere a pieno il manifesto per le istanze che toglierebbero la donna da quella terribile solitudine che la circonda quando sceglie o cerca di diventare mamma, quando non può e a maggior ragione quando “sceglie” suo malgrado l’aborto (perchè c’è sempre un… “suo malgrado”). Perchè la scelta non può e non deve restare un fatto privato, quando tutti dicono la loro, ma non mettono in condizione la donna di essere seguita…
La mia esperienza è piccolissima, ma x me già abbastanza x cambiarmi la vita:
Penso alla diagnosi di portatori di malattia genetica che ti fa chiamare cliniche di tutta Italia x sentire un parere e poi ti blocca…
penso a quel programma dall’altro capo dell’Italia di scelta del bambino “non malato” (modificando il gene danneggiato – chiamasi eugenetica?!?) cui potevi essere ammesso, ma… dopo una serie (TRE) aborti….- che non è un terno all’enalotto!
Io ai tre aborti ci sono arrivata (bel traguardo), ma nel frattempo ecco la legge 194: non più diagnosi prenatale, preimpianto, ecc…; non più un’età che mi permetta di scegliere!
penso alle tre volte in ospedale: insieme ad altre donne che partoriscono, qualcuna lo “perdeva” … La prima volta (dopo 2 h di attesa x fare un’eco…). spegazione : “capita!”, la seconda: “magari se lei avesse un hobby…”, la terza (dopo aver compreso i segnali del mio corpo…) “era troppo triste!” .
Sono stata sollevata quando mi han detto che non era il caso di sottoporsi alle liste di proscrizione delle varie via crucis delle inseminazioni perchè pensare anche a “UNO, DUE O FINO A TRE…” COME RECITA LA LEGGE… sinceramente non l’avrei sopportato.
Penso a quel mezzo milione all’anno di pillole del giorno dopo e rimango confusa e mi chiedo quando si comincerà a parlare francamente di educazione sessuale e ancora di più di educazione alla vita.
Bello pensare che esistono centri di aiuto alla vita…ma penso anche alla mamma rumena che lì non viene aiutata perchè ormai il bambino ha 2 anni!
Penso al corso di preparazione agli addetti del consultorio cui mi sono iscritta ( a pagamento!) che ti rilascerà anche un attestato…, ma con l’urgenza che c’è… fra tre anni: questo primo anno, incontri x conoscerci (2 h ogni 2 mesi) ed i prossimi due anni lezioni di “esperti” con lo stessa cadenza!!! che schifo.
E siccome essere cristiani non credo sia uno schieramento…Mi unisco quindi come donna (a cui vanno strette tutte le etichette)!
GRazie x ciò che riuscirete fare.
14 Febbraio, 2008 alle 8:20 pm
Non dobbiamo permettere che la legge 194 venga toccata,mi sento indignata e pronta a lottare ancora dopo 30 anni,faremo tutto cio’ che e’ necessario per il nostro diritto di scelta.
Grazie a voi per il lavoro che riuscirete a fare.
17 Febbraio, 2008 alle 7:18 am
Posto un commento arrivato per e-mail
ho ricevuto anch’io l’appello che ovviamente condivido e stavo per girarlo in lista, mi hai preceduto.
Se devo essere sincero pero’, non mi piace il ghetto in cui si recintano le promotrici escludendo i maschi
dalla loro rivendicazione. Mi sembra di un femminismo un po’ demode’.
Per conto mio esistono le persone indipendentemente dal genere. Chi si adopera organizzando una comunita’ tutta al
femminile per contrastare l’indubbio maschilismo della nostra societa’ commette, a mio avviso, lo stesso errore che vorrebbe aggiustare.
Insomma non sopporto il maschilismo ma neppure il femminismo, esistono delle leggi fatte dalle persone che tutelano i diritti delle persone,
stop. Se non vengono rispettate o se devono essere migliorate si deve coinvolgere la societa’ che e’ fatta di persone, uomini e donne.
Se ci si schiera dietro la differenza di genere non si puo’ che alimentare proprio la differenza di genere, l’esatto opposto degli intenti dichiarati.
Nell’ultima manifestazione a Roma gli uomini sono stati pregati di non partecipare, ecco, non condivido per niente questa strategia.
Silvano
17 Febbraio, 2008 alle 7:21 am
Sento la necessità di fare una precisazione: le promotrici dell’appello non intendono fare iniziative separatiste. Nel blog le firme raccolte sono decisamente miste, come alla rete194 partecipano anche associazioni miste come l’arci e alla manifestazione del 23 ha aderito la cgil genovese. Questo per dire che non si tratta della riproposizione di modalità stile anni ’70. sul fatto che tutti nascono uomini o donne è un dato oggettivo e siccome non vogliamo essere idealisti platonici ma molto legati all’esperienza materiale, è un fatto che la persona asessuata non esiste. Abbiamo a che fare con uomini e donne (qualunque sia il loro orientamento sessuale) e siamo nella nostra personale esperienza segnati dalla nostra appartenenza di genere, anche quando vogliamo con uno sforzo critico cercare la libertà dagli stereotipi sessuali. Sul piano politico esistono soggetti che sono entrati sulla scena a partire dalle proprie differenze, come il movimento dei neri afroamericani: tutte persone uguali a noi ma non volendo essere metafisici quella banale differenza di melanina segna le vite di uomini e donne a volte in modo radicale. Non voglio fare polemica noiosa, abbiamo la necessità di esserci e numerosi a far fronte a quest’ondata clericale liberticida che vuole riportare le donne alla clandestinità in caso di aborto e controllo delle nascite. E se la libertà delle donne sui propri corpi viene meno, è la laicità dello stato e la libertà di tutti a soffrirne. A presto e buon lavoro
laura
19 Febbraio, 2008 alle 5:20 pm
mi vanno bene tutte le iniziativea favore della 194, tranne invitare gli uomini a non partecipare.
ci sono le madri i padri, gli zii, i nonni, i fratelli?
bisogna coinvolgerli altro che escluderli.
20 Febbraio, 2008 alle 12:00 pm
una premessa.
ho firmato l’appello e l’ho spedito in giro, saro’ alla manifestazione di genova
ma…
vengo a sapere porprio mentre chiedo di firmare, che esiste un altro appello con 25.ooo firme che circola in rete e promosso da micromega.
mi chiedo da profana.
perche’?
una cosa e’ la manifetsazione a genova (e ne sono ben felice) ma non ci si poteva agganciare a quell’appello?
perche’ si disperdono cosi’ le nostre forze?
perche’ si crea confusione?
una persona che ha firmato l’altro era convinto (si e’ un uomo e si interessa molto volontieri)
fosse lo stesso.
non e’ polemica giuro, ma mi sento un po’ smarrita.
grazie.
20 Febbraio, 2008 alle 2:15 pm
c’è tanta confusione,
si disperdono le firme,
è una cosa seria,,
non stiamo scherzando,
un pò di coordinamento, umiltà e buona volontà non guasta.
grazie
grazie
21 Febbraio, 2008 alle 1:28 pm
cerco di dare la mia risposta sulle firme: ci siamo viste ben prima dell’irruzuine della polizia nell’ospedale di napoli e all’epoca le iniziative nel paese erano in alcuni casi agli inizi come da noi. coordinarsi tra realtà nuove e non esistenti in precedenza non è facile, avere la stessa visibilità nemmeno. poi succede che con internet tutto si amplia e prende strade insperate ed inattese. molte di noi hanno firmato l’appello di firenze, rivolto ai leader della sinistra. il nostro intento era invece parlare a tutti e tutte perché ci fosse una mobilitazione non solo reattiva ai fatti di cronaca, ma anche di crescita di coscienza e di sapere sulle questioni relative al corpo, alla sessualità e alla riproduzione. per questo continueremo a impegnarci anche dopo il 23. ci vediamo sabato in piazza!
21 Febbraio, 2008 alle 1:52 pm
Indietro non si torna. Uno Stato autenticamente laico e democratico non può (e non deve) rimettere in discussione le conquiste e l’autoderteminazione delle donne.
Matteo Viviano, Presidente ligure del Coordinamento Genitori Democratici (CO.GE.DE.)