30 Luglio, 2009

ru486: il governo fa pressione sull’AIFA

Mentre la relazione annuale del Ministero della Salute conferma che in Italia il ricorso alla interruzione di gravidanza è in calo costante, che i tassi di abortività sono inferiori rispetto agli altri paesi europei, e che pertanto non si può parlare di IVG come metodo contraccettivo, il nostro governo continua a fare ostacolo alla pillola abortiva RU486. Riportiamo un articolo da La Repubblica

 sottosegretario Roccella: “Nel mondo 29 vittime dal 1988″

Ru486, il fronte del no all’attacco
“È pericolosa, l’ok non è scontato”

di MICHELE BOCCI

 ROMA – Oggi è il giorno della decisione sulla Ru486 e il fuoco di sbarramento degli avversari della pillola abortiva si fa sempre più intenso. Morti provocate dal farmaco, dubbi sulle procedure, dati incompleti. Si usano tutte le argomentazioni possibili perché l’Aifa rifiuti o rinvii la registrazione. Anche se nell’occhio del ciclone, all’Agenzia italiana del farmaco si dicono tranquilli e pronti a prendere la decisione giusta.

“Personalmente sono molto perplessa sull’utilizzo della pillola abortiva Ru486, poiché penso che persistano delle zone d’ombra sulla sicurezza di questo farmaco. Dall’88 sarebbero 29 le morti tra donne in vari paesi a causa sua, ma il dato non è nei verbali del Comitato tecnico dell’Aifa”, ha detto il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella a margine della presentazione della Relazione annuale sulla legge 194. “L’ok dell’Agenzia per il farmaco non è scontato”, aggiunge. Luca Volontè del’Udc definisce la Ru486 “pillola assassina” e invita l’Aifa a pubblicare il dossier sulle conseguenze che può provocare. Mentre il movimento Scienza & Vita elenca gli argomenti del fronte del no: “Considerevole numero di donne decedute dopo aborto chimico con la Ru486, imprecisata incidenza delle infezioni gravi, privatizzazione dell’aborto e solitudine delle donne, incongruenza con l’applicazione della Legge 194. Questi solo alcuni degli aspetti che devono scongiurare l’approvazione della pillola abortiva da parte dell’Aifa”.

I colpi di chi non vuole la pillola in Italia paiono non turbare l’Agenzia italiana per il farmaco. “Siamo tranquilli, non ci faremo condizionare e prenderemo serenamente le nostre decisioni”. A parlare è Guido Rasi, direttore generale dell’Aifa, che oggi pomeriggio parteciperà alla riunione decisiva del Cda (anche se non ne è membro e non potrà votare). “Ognuno è libero di dire ciò che vuole – prosegue Rasi – Spesso sui farmaci si aprono dibattiti, come è giusto che sia poiché si tratta di prodotti che hanno a che fare con la nostra salute, ma noi siamo tecnici e prenderemo la decisione giusta”.
Da sempre Roccella è tra i principi avversari della Ru486. Ieri il sottosegretario ha detto che non esiste una rilevazione statistica sulle esperienze fatte fino ad oggi dalla Regioni italiane che hanno usato la pillola. “La situazione si presenta a macchia di leopardo. Ad esempio il protocollo adottato dall’Emilia Romagna prevede tre giorni di ricovero in day hospital, ma due pareri del Consiglio superiore di sanità dicono che c’è parità di rischio tra aborto farmacologico e chirurgico solo se l’aborto farmacologico viene completato in ospedale”.

Le risponde l’ex ministro della Sanità Livia Turco del Pd: “Ancora una volta dobbiamo ricordare al sottosegretario che i temi come quello della Ru486 non sono temi da crociata ideologica. La validità di un farmaco è stabilita da organismi tecnici a ciò deputati e non da un sottosegretario”. Il capogruppo del Pd al Senato, Dorina Bianchi, avverte: “Siamo certi che l’Aifa darà un parere scevro da condizionamenti e attento soprattutto alla sicurezza delle donne, tuttavia bisognerebbe evitare che con il via libera per l’inserimento della pillola Ru486 nel prontuario farmaceutico passi solo il messaggio che abortire è diventato più facile”.

Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, ieri ha sottolineato che la pillola “non dà garanzia di espulsione completa della camera gestazionale. Non è uno scherzo, non è un gioco. Non è automedicazione. E anche se evita l’intervento chirurgico, senza dubbio non evita il dolore. Non si tratta di dire Ru486 si o no: bisogna dire che non è la pillola dei miracoli”. L’ultima parola, oggi, al Cda dell’Aifa.

30 Luglio, 2009

relazione annuale su IVG in Italia

DAL SITO DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Relazione annuale sull’interruzione volontaria di gravidanza

Confermata la tendenza storica alla diminuzione dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia: nel 2008 sono state effettuate 121.406 IVG (di cui circa 80 mila tra donne italiane), con un decremento del 4,1% rispetto al dato definitivo del 2007 (126.562 casi) e un decremento del 48,3% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi). Questi alcuni dati della Relazione al Parlamento 2009 sull’IVG illustrata dal sottosegratario al Welfare, Eugenia Roccella. “Gli aborti in Italia continuano a diminuire, segno che la 194 funziona e quindi non c’è bisogno di modifiche legislative, anche se si deve sviluppare la parte dedicata alla prevenzione – spiega il sottosegretario – I tempi di attesa per l’IVG, inoltre, si sono ridotti ed il 58% delle donne che abortisce lo fa entro 14 giorni dal rilascio del certificato; questo vuol dire che il servizio nelle strutture pubbliche viene garantito”. La tendenza alla diminuzione dell’IVG diventa ancor più evidente se si scorporano i dati relativi alle donne italiane rispetto a quelli delle straniere. Le cittadine straniere, oltre a presentare un tasso di abortività, peraltro diverso per nazionalità, stimato 3-4 volte maggiore di quanto attualmente risulta tra le italiane, hanno una diversa composizione socio-demografica, che muta nel tempo a seconda del peso delle diverse nazionalità, delle culture di provenienza, e dei differenti approcci alla contraccezione e all’IVG nei paesi di origine. Il costante aumento degli aborti effettuati da donne straniere è dovuto anche al costante aumento della loro presenza nel Paese. Aumentano inoltre i ginecologi obiettori di coscienza, passando dal 58,7% del 2005 al 69,2% del 2006 fino a 70,5% del 2007. Percentuali superiori all’80% si osservano nel Lazio (85,6%) in Basilicata (84,1%) e in Campania (83,9%). La quasi totalità degli interventi avviene in day hospital con degenze inferiori ad 1 giorno (91.2% dei casi) e l’isterosuzione rappresenta la tecnica più utilizzata (86.2%), comportando rischi minori di complicanze per la salute della donna. Confronto tra Italia e altri Paesi europei Il panorama dei comportamenti relativi alla procreazione responsabile e all’IVG in Italia presenta sostanziali differenze da quelli di altri paesi occidentali e in particolare europei, nei quali l’aborto è stato legalizzato. Siamo in un paese a bassa natalità ma anche basso ricorso all’IVG – dunque l’aborto non è utilizzato come metodo contraccettivo – e insieme un paese con limitata diffusione della contraccezione chimica. Altri paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia, ad es.) hanno tassi di abortività più elevati a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un’attenzione accentuata verso l’educazione alla procreazione responsabile. In generale, il tasso di abortività sembra collegarsi non soltanto ai classici fattori di prevenzione (educazione sessuale scolastica, educazione alla procreazione responsabile, diffusione dei metodi anticoncezionali, facilità di accesso alla contraccezione di emergenza), ma anche a fattori culturali più ampi, in parte da indagare, e che bisognerà mettere meglio a fuoco.

Redazione Ministerosalute.it – 29 luglio 2009

 

 

 

17 Luglio, 2009

sulla moratoria dell’aborto

Per la vita, ma contro le donne

di Monica Lanfranco

L’Armata Bianca esulterà. Uno degli obiettivi di questo potente movimento ecclesiale, fondato nel 1973 dal cappuccino Padre Andrea D’Ascanio, braccio destro di Padre Pio, è da sempre la lotta contro quello che nel sito del movimento dal nome così pacifico, alla voce ‘vita’, è definito come ‘il più grande distruttore di pace nel mondo: l’aborto’. Non la guerra, non la violenza contro le donne e l’infanzia, non la fame e l’ingiustizia sociale: l’interruzione di gravidanza è il nemico da combattere, nemico che le donne conoscono purtroppo come ultima ratio al fallimento della contraccezione, e che comunque passa sempre dal loro corpo in modo più o meno invasivo e doloroso, a seconda del livello di civiltà delle comunità dove esse si trovano. L’esultanza deve essere molta, dopo l’approvazione alla Camera della mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell’aborto come mezzo per limitare le nascite. Il testo, impregnato di retorica pro life, impegna il governo italiano a sostenere una risoluzione delle Nazioni Unite ‘che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire’. Stesso procedimento, con solerzia impressionante, è già stato avviato dall’Udc al Parlamento europeo. Esplicito nell’intento Buttiglione, che ha dichiarato: ”Siamo tutti d’accordo che l’aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta. E’ ora di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta”. Almeno, se c’erano dei dubbi, ora sono fugati. La scelta di interrompere una gravidanza, ovvero il principio di autodeterminazione femminile in tema di riproduzione, che in Italia non obbliga affatto le donne all’aborto, ma lo consente nelle strutture pubbliche in sicurezza per la salute quando la contraccezione ha fallito e non ci siano le condizioni per mettere al mondo, è chiaramente aggredito e messo in contraddizione con il diritto alla vita del feto. La trappola, mortale e infida, arriva dall’uso politico strumentale di una piaga patriarcale che affligge milioni di donne, in particolare in India e Cina, paesi nei quali, oltre all’infanticidio femminile alla nascita, perpetrato specialmente nelle zone più povere, si usa l’aborto selettivo quando si individua il sesso ‘sbagliato’ negli esami prenatali. Chi non è d’accordo sul lottare contro la violenza statale sessista che impone l’aborto nel caso il feto sia femmina? Quale strumento migliore, in questa lotta, della diffusione dell’informazione e dell’educazione sessuale per le donne, e soprattutto per gli uomini, per far sì che la maternità e la paternità siano una scelta libera, consapevole e matura? E invece la risposta a questa domanda retorica è una sola: no. Un no che diventa istigazione ad ammalarsi di aids (contagiando anche le nuove creature nate da madri infette) quando il Papa tuona contro l’uso del profilattico in Africa; un no all’educazione sessuale nei paesi europei, che diventa formidabile volano di ignoranza, regressione e inciviltà nelle parole della deputata Binetti del Pd, preoccupata, del fatto che “dicendo ‘no’ all’aborto, si dica poi ’sì’ ad una forma di contraccezione che ricadesse su questi Paesi con metodologie diverse che sono esattamente contrarie alla libertà: le politiche sulla contraccezione non devono diventare a loro volta metodi di controllo delle nascite”. Insomma, da qualunque parte la si guardi una donna è sempre una minus abens, e il paradosso è che su questo sono tutti d’accordo, i poteri secolari così come i poteri spirituali, che le vogliono fattrici a tutti i costi. In Italia, però, si ammette che le giovanissime ‘studino’ da escort alla nuova scuola della tv e, che, di conseguenza, date le priorità formative, i frutti già si vedono: si sta allevando una generazione della quale andare davvero fieri. Secondo i risultati freschissimi di un sondaggio della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia su 1200 ragazzi italiani la metà ritiene l’educazione sessuale ‘inutile’ e per due su tre la protezione nei confronti di gravidanze indesiderate è ‘roba da femmine’. Anche l’aborto, dunque, è roba da femmine, e se loro ‘sbagliano’ perché non tornare ai tempi in cui si rischiava di andare in galera, così, tanto per dare una lezione a queste assassine, anche quando l’aborto sia un triste evento naturale? Lo ricorda, in poche righe, la lettrice di Liberazione Gabriella Macucci. “Cara Liberazione, a proposito delle minacce alla legge sull’aborto, vorrei raccontare una mia esperienza terribile la cui conoscenza possa essere utile alle nuove generazioni. Anno 1970; io e il mio convivente avevamo deciso di avere un figlio, non eravamo sposati. Ebbi un aborto spontaneo e fui ricoverata in clinica per un raschiamento, tutto alla luce del sole. Dopo un po’ fui invitata in questura dove mi dissero che ero sospettata di procurato aborto. Dopo aver tentato confusamente di ‘giustificarmi’, la poliziotta mi comunicò che la richiesta di accertamenti proveniva dal medico provinciale. Venni a sapere che il medico provinciale mandava tutte le nubili che avevano abortito in questura d’ufficio. Mi dissero che era un tradizione. Non mi dilungo, ma mi è ritornata alla mente quell’esperienza atroce, perché temo che possano ritornare quei giorni”.

2 Luglio, 2009

Maschilismo di Stato, morte della democrazia: Berlusconi si dimetta

Care amiche e cari amici,
con l'appello che vi mandiamo, chiedendovi, se lo condividete, di firmarlo, abbiamo creduto di interpretare un sentimento diffuso di rabbia e impotenza da parte di molte e molti, consapevoli della gravità e complessità delle vicende che hanno al centro il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ma anche della debolezza, inadeguatezza di chi vi si oppone a livello istituzionale, ciò che inevitabilmente comporta un grave deterioramento della nostra democrazia.Chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi, e iniziative incisive a tale riguardo, sappiamo che non è risolutivo dei cambiamenti profondi che stanno attraversando la nostra società, ma lo consideriamo tuttavia un modo per uscire dall'acquiscenza generale, per mandare un chiaro segnale: che tutti saranno d'ora in poi sorvegliati da un'opinione attenta, e contrastati. Se siete d'accordo, vi preghiamo di trasmettere la vostra adesione all'indirizzo mail sotto indicato e di inoltrare l'appello a chi di vostra conoscenza ritenete possa aderire.
Grazie e cari saluti
Maria Grazia Campari
Floriana Lipparini
Lea Melandri
 
Per adesioni:
mariagrazia.campari@tiscali.it
oppure
lilianamoro@tiscali.it
 
Maschilismo di Stato, morte della democrazia: Berlusconi si dimetta
 
Con questo appello, intendiamo richiamare l’attenzione pubblica sulla spirale negativa innescata dai comportamenti del ceto politico al potere in Italia: dai gesti quotidiani di disvalore verso il genere femminile si sta arrivando ad un attacco di stampo maschilista contro la stessa integrità delle istituzioni democratiche. In altre parole, si passa da una democrazia incompiuta alla cancellazione stessa della democrazia. Il Presidente del Consiglio è stato colto, infatti, nell’atto di passare da un utilizzo mercificato di corpi femminili per propri svaghi privati, ma giocati in luoghi destinati a fini pubblici, alla attribuzione diretta di cariche ministeriali e parlamentari (italiane ed europee) elargite come riconoscimento al fascino fisico delle candidate. Questo comportamento è stato, da ultimo, anche sostenuto da dichiarazioni pubbliche quali” Gli italiani mi vogliono così...Sono sostenuto da un gradimento al 61%...Porto con me le veline (sulla scena del futuro G8) altrimenti ci prendono tutti per gay..”, insomma, potendo. così fan tutti.
Riconoscere che l’ampio consenso di cui gode tuttora Berlusconi vada attribuito in gran parte al fatto di interpretare modi di pensare e di agire patriarcali, radicati nel senso comune di uomini – e purtroppo anche di donne- non deve diventare un alibi per lasciare in ombra il pericolo rappresentato dalla sua permanenza in una delle più alte cariche dello Stato. Quindi, vogliamo dire all’“utilizzatore finale” di prestazioni femminili che “grandi quantitativi” di italiane e italiani intendono contrastare questo degrado, al medesimo tempo personale e politico- due sfere implicate da sempre, al di là di ogni contrapposizione astratta e funzionale al protagonismo storico del sesso maschile. E' necessario fermare la pericolosa deriva autoritaria di una società che si presenta incardinata sulla esclusione femminile e sulla
disuguaglianza (di sesso, di razza, di condizione) e che sta compiendo il passo fatale: dalla riduzione al potere oligarchico maschile alla completa erosione degli assetti democratici, violando la pari dignità umana di donne e uomini, la libera espressione del pensiero, la libera informazione, la libera competizione nella rappresentanza. Chiediamo a chi si riconosce in questo appello di dare avvio ad un movimento che, partendo dalla conoscenza dei fatti, elabori in forma partecipata azioni incisive tese ad ottenere, come atto primo indispensabile per il rispetto di elementari principi di democrazia e di civile convivenza fra i sessi, le dimissioni di Berlusconi e dei suoi fidi seguaci dalle cariche pubbliche.
 
Maria Grazia Campari
Floriana Lipparini
Lea Melandri

 

2 Luglio, 2009

Per una manifestazione in difesa della dignità delle donne e degli uomini che amano le donne.

Vi segnaliamo un APPUNTAMENTO LANCIATO
DALLA RETE 194RAGIONI
Vi invitiamo a partecipare.
In allegato un volantino che vorremmo distribuire durante il presidio.
di seguito l’appello di 194 ragioni.

“Per una manifestazione in difesa della dignità delle donne
e degli uomini che amano le donne.

“Ancorchè fossero vere le indicazioni della ragazza ..il
premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai
penalmente punibile” (Avv. Ghedini)

Con crescente angoscia stiamo seguendo le vicende dello
scandalo che riguarda il premier Silvio Berlusconi e che
vede coinvolte numerose ragazze e donne. Ma quello che
provoca autentico raccapriccio sono i commenti delle persone
vicine al presidente del Consiglio, Ghedini in particolare,
che parlano di “utilizzazione” della donna e di “donne
gratis in grande quantità”, espressioni che chiaramente
indicano la donna come un oggetto, attrezzo o merce che sia.
Per non soffocare nello schifo, per difendere la nostra
dignità di donne e di uomini che amano le donne, dobbiamo
rialzare la testa e esprimere la nostra indignazione. Il
problema è molto più grave e più ampio e non è una
questione di partiti, è un problema di civiltà e di
educazione sociale.

La parte onesta del paese ha il dovere di dare un segnale,
deve mettere un argine alla marea di fango che ci sta
sommergendo. Le donne che quarant’anni fa scrissero sui muri
“Nè puttane nè madonne solo donne”, le giovani che
rifiutano un clima culturale che le vuole veline e
disponibili, gli uomini che stanno accanto alle une e alle
altre e mai si sognerebbero di considerarle “adoperabili”,
si uniscano.
Parliamo di un triste aspetto della nostra società che ha
responsabilità condivise di uomini e donne, che occorre
denunciare e rivedere tutti insieme, uniti. Non è
occasione per una guerra di generi e nemmeno di parti
politiche.
Invitiamo tutti coloro che sono a Milano
all’incontro/confronto/presidio

__ GIOVEDì 2 LUGLIO, ore 18,30
__ Colonne di San Lorenzo (C.so di Porta Ticinese)”
 


Donne per una difesa del lavoro delle donne
 

4 Giugno, 2009

oggi i funerali del Dott. Ramondini

La ” Rete 194 “, comitato che raggruppa numerose associazioni femminili, costituita a Genova per vigilare sulla corretta applicazione della legge 194/78, lo ricorda per essere stato un uomo che con la sua consueta discrezione ha messo impegno e disponibilità per l’attuazione della legge 194, facendosi carico della maggior parte di IVG praticate a San Martino.
 
 Proprio lo scorso anno era uscito in modo pubblico per denunciare i disagi che il  sempre più diffuso ricorso all’ obiezione di coscienza  sta provocando alle donne ed ai pochi sanitari che ancora effettuano le interruzioni di gravidanza.
 
 Esprimiamo cordoglio per il Dott. Ramondini che ha svolto per anni il suo compito con grande impegno ed umanità e speriamo che le sue indicazioni vengano ascoltate: chiediamo che presso l’Ospedale in cui ha operato vengano messi in atto provvedimenti organizzativi tali da garantire, anche per il futuro, un buon funzionamento della legge, senza penalizzare i medici non obiettori con un numero eccessivo di interventi escludendoli, di fatto, da altre più gratificanti attività sanitarie.
 
Rete 194
Genova

22 Maggio, 2009

aspettando la staffetta

 

Martedi 26 Maggio 2009 alle ore 17,30
Circolo CAP Via Albertazzi 1

Proiezione del Documentario
“ Vietato Sognare” della regista Barbara Cupisti
sulle difficili condizioni di vita dei bambini nati e cresciuti nella terra della guerra infinita israelo palestinese

Girato insieme a “ Madri” (David di Donatello 2008), ne costituisce
la naturale prosecuzione nell’ascolto dei figli ideali, i “Combatants for peace”, ONG di ex soldati israeliani e miliziani palestinesi, che insieme cercano
una soluzione al conflitto.
La Regista ci mostra i buoni frutti che possano nascere anche da una terra in cui sono stati seminati solo ingiustizie e odio.

Nel corso dell’iniziativa saranno letti brani tratti da testi
della scrittrice palestinese Sahar Khalifa
A cura image003[1]di Mimma Pieri , Antonella Sodini, Ida De Paoli e Domenica Logiudicelogo

10 Aprile, 2009

manifestazione genova 28 marzo 2009

franca fioravanti, teatro delle nuvolesilvio ferrariluisella carretta, performercoro le vie del cantostriscione

Care e cari, voi che avete partecipato alla non stop del 28 marzo a Palazzo Ducale, vogliamo ringraziarvi ancora, dopo i sinceri abbracci e gli apprezzamenti nella fredda (ma solo dal punto di vista meteo) giornata di sabato, perché la vostra presenza generosa è stata un dono prezioso.
La politica delle donne si nutre e si fonda sul valore in primo luogo delle relazioni, e i movimenti femministi hanno cercato, non sempre riuscendoci, di modificare il modo di fare politica partendo dalla creazione di legami e di pratiche che mettessero al centro l’importanza dello stare insieme, ciascuna e ciascuno per quello che può e vuole offrire nel processo di cambiamento. Tanto resta da fare, pochissimo si riesce a incidere all’interno dello sfacelo della realtà sociale di questo paese; ma, se pur per poche ore, le vostre/nostre parole, musiche, danze, presenze tutte insieme in un sabato di marzo non sono state invano e senza effetto.
Hanno dimostrato che, anche senza molti mezzi economici e di richiamo mediatico, si può offrire uno spazio colto, vivace e intelligente alla città, e che la collettività, se vuole, può scegliere di godere, fermandosi a pensare, oltre allo shopping e all’aperitivo. Che ci sono talenti e saperi che, gratuitamente, si mettono a disposizione della comunità perché la violenza germoglia nel silenzio e nell’ignoranza, e si cancella anche con la bellezza e la forza dell’arte, dell’emozione, della parola e del canto. Perché anche questa è politica.
Non perdiamoci di vista, teniamoci in contatto, e facciamo ancora progetti insieme.
Grazie ancora da tutte noi

Archinaute, gruppo Mafalda, Rivista Marea

23 Marzo, 2009

manifestazione contro la violenza sulle donne

gruppo MafaldaGenova contro la violenza sulle donne:

tornare a dire, a emozionare

 

Il 28 marzo 2009 dalle 16.00 fino a notte nell’atrio di Palazzo Ducale

non-stop di parole, musica, teatro, aperta alla città

 

Che sta succedendo a questo paese, alla convivenza nelle nostre città, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, tra le persone, quando la cronaca seriale delle violenze sessuali si fa quotidiana e sempre più allarmante?

Violenze in famiglia come per la strada, sia da parte degli uomini dei quali ci si fida così come degli sconosciuti, e poco importa se siano italiani o stranieri, visto che l’affronto subìto dura per sempre; ma se quegli stupri oggi possono essere argomento trattato da stampa e tv, è perché le donne finalmente riescono a denunciare. È questo un risultato del pensiero critico e dell’agire del femminismo, che ha costruito orizzonti di autodeterminazione, di libertà e di scelta consapevole del proprio futuro; che ha fatto saltare il tappo alle costrizioni patriarcali fecondando il pubblico sentire.

In questi tempi oscuri scegliamo la forza delle parole e della rievocazione delle esperienze per fare argine alle strumentalizzazioni e agli allarmismi che demonizzano gli stranieri, alle politiche di sicurezza e di controllo militare dei territori e dei corpi, alla banale accettazione della violenza maschile come un dato di fatto.

 

Proponiamo un momento di lettura, di ascolto, di confronto aperto, con il quale rioccupare lo spazio pubblico con l’emozione della presenza dei corpi e delle parole,

contro l’ignoranza e l’indifferenza.

 

Vi invitiamo ad ascoltare e dire su questo, ognuna e ognuno a suo modo.

 

Promuovono: Archinaute  - Mafalda  -  rivista Marea

 Aderiscono e intervengono:

 ArciLesbica Nazionale Associazione Artemisia Coordinamento Donne Camera del Lavoro di Genova Coordinamento  Ligure Donne Latino Americane Coordinamento Lesbico Genova Pride Coro Daneo Dimensione Donna Ellequadro galleria d’arte Gruppo donne della Comunità di base di Oregina Mater Domina Associazione Le Vie del Canto Associazione L’incantevole aprile Eugenia Anfossi sociologa Loredana Baccini danzatrice Patrizia Battaglia Luisella Carretta  artista, performer Viviane Ciampi traduttrice e poeta Milena D’Abbacco performer Dounia Ettaib presidente Dari, donne arabe d’Italia Laura Dalfino cantante lirica Silvio Ferrari scrittore Franca Fioravanti  Teatro delle nuvole Simonetta Guarino attrice I Kramers band musicale Alberto Leiss  Associazione Maschile plurale Valentina Malagamba avvocato civilista  Ivano Malcotti  scrittore Lidia Menapace ex partigiana Roberta Nardi Carla Peirolero  direttrice Festival delle Culture Suq Francesco Pivetta insegnante Nadia Simonetta  attrice Sandra Verda  scrittrice Angela Zecca cantautrice



Patrocinano:

Provincia di Genova                   Genova Palazzo Ducale

fondazione per la cultura

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

19 Marzo, 2009

una lettera dal coord. donne cgil

                                                    Genova, 17 Marzo 2009

 

 

Care Amiche e Compagne,

 

 

come ben sapete il nostro Paese, come tutto il resto del mondo, è attraversato da una crisi straordinaria  a cui il nostro governo non  ha opposto e non oppone alcuna misura strutturale, come la CGIL chiede ormai da molto tempo, proponendo di agire  sulla leva fiscale, sull’ampliamento  degli ammortizzatori sociali, su un maggiore intervento pubblico a tutela della protezione sociale.

 

Il 22 gennaio, il Governo ha convocato   le parti sociali per un  primo incontro sulle misure anticrisi.

 

 In realtà, lo scopo di quell’incontro era assai diverso: fare approvare un accordo sulla riforma della contrattazione che, di fatto, prevede la riduzione della tutela dei salari, riduce il ruolo solidale e universalistico del contratto nazionale, indebolendolo attraverso le deroghe in pejus , limita il diritto di sciopero sancito dalla Costituzione.

 

Questo accordo non firmato dalla CGIL produrrà l’effetto di rendere le lavoratrici e i lavoratori più indifesi e più precari, ed è ovvio che il peso maggiore ricadrà come sempre sulle spalle delle donne, divise fra i diversi ruoli che questa società impone loro, fra precariato lavorativo e  deficienze di un welfare sempre più indebolito.

 

Per questo motivo chiediamo a voi tutte di sostenere la lotta che la CGIL, sola, sta portando avanti in nome di un futuro che non sia più povero per chi è più debole, più precario e che veda attaccati i diritti che le donne hanno conquistato con tanti anni di lotta.

 

Vi invitiamo,perciò, a partecipare alla manifestazione nazionale del 4 aprile  a Roma, aiutandoci a far sentire forte la nostra voce.

 

Vi alleghiamo documentazione sull’accordo ed elenco dei seggi territoriali dove potere esprimere il proprio voto.

 

Cari saluti.

 

                  

p. la Segreteria C.d.L.M. Genova           p. Il Coord. Donne C.d.L.M. Genova

 

         Patrizia Avellani                               Tiziana Cresci